31 Maggio 2004

Vitale del Codacons: «Assisteremo chi si rivolgerà all`associazione»



Diventa un diritto il risarcimento del danno non patrimoniale, per l`eccessiva durata del processo.
Lo ha stabilito la Suprema Corte con la sentenza del 29/3/-11/5/2004 n. 8896 che ha affermato che «ai fini del riconoscimento del diritto all`equa riparazione la parte privata ricorrente non deve provare il danno morale, trattandosi di conseguenze che normalmente si verificano, secondo l“`id quod plerumque accidit“.
La decisione della Suprema Corte – ha affermato il legale Vincenzo Vitale, coordinatore provinciale del Codacons – è importante in quanto apre la possibilità ai risarcimenti quasi automatici per danno morale quando viene superata la ragionevole durata del giusto processo. Non v`è dubbio – ha proseguito – che a causa dell`eccessiva dilatazione dei tempi di definizione del processo, la parte normalmente, per effetto di tale durata, subisca una serie di disagi psicologici che devono essere risarciti».

Secondo Vitale, l`accoglimento della domanda di equa riparazione prescinde dalla pretesa azionata nel processo nel quale si assume verificata la violazione del principio di ragionevole durata con la conseguenza che anche la parte soccombente potrà richiedere il danno in applicazione della L. 89/2001.

L`associazione, il Codacons, è disponibile a fornire consulenza gratuita a coloro che lamentano l`eccessiva durata del processo. Chi fosse interessato può contattare lo 0831/3787971 oppure il 333/4091323 o recarsi presso la sede dell`associazione in via Francesco Petrarca, 21/bis a Ceglie Messapica.

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