11 Dicembre 2010

Visita neurologica, due anni d’ attesa

SAN VITO. Due anni di attesa per ottenere un visita specialistica dal neurologo nell’ ospedale di San Vito al Tagliamento. L’ incubo non è finito, per C.L. che soffre di emicrania cronica. L’ ultimo tentativo l’ ha fatto recentemente. «Richiami nel febbraio del 2011» le hanno risposto. L’ emicrania è peggiorata, con dosi di ansia al telefono. «Non riesco a prenotare da ventiquattro mesi un appuntamento con il neurologo – spiega la cinquantenne pordenonese la quale soffre di emicranie da 34 anni e che attende – Sono paziente del dottor Lisotto dal 1996, ma non fa visite private. A questo punto non so davvero come fare per prenotare una visita». Ha provato con il numero verde del Cup, il centro di prenotazioni, quindi alla segreteria del nosocomio sanvitese. «S’ è rivelato tutto inutile – sottolinea C.L. – Chi soffre di emicrania cronica sa quale tormento si vive. Le crisi sono quotidiane e l’ assuefazione ai farmaci va messa in conto. Le ho provate tutte, persino la medicina cinese, ma quello che desidero è una visita dal neurologo». L’ impegnativa del medico di base è regolare. «Mi hanno risposto al telefono di cambiare ospedale – ha i nervi a pezzi e fa impacchi di ghiaccio per tenere a bada il dolore al capo – Mi dicono al telefono che l’ agenda è completa». Intanto di rinvio in rinvio si va avanti. E si manifestano problematiche per alcuni effetti collaterali riferiti ai farmaci. La donna assume una volta al giorno pillole e si sottopone a punture sottocutanee. Una scatola di medicinali costa 11.50 euro e ne servono quattro al mese: paga di tasca sua. Negli anni, ha provato tutte le terapie alternative, senza risultato: pranoterapia, agopuntura, cronoterapia, terapia del sonno e altro. «Mi manca l’ ipnosi, per chiudere la gamma dei tentativi – ha ironizzato C.L. – L’ emicrania cronica è una patologia che non passa. Pago le medicine, perché soltanto la Regione Lombardia ha riconosciuto l’ emicrania come una malattia senza ticket». In alcune regioni il Codacons ha avviato azioni legali risarcitorie per la mancata assistenza ai cittadini, costretti ad attendere mesi per una visita specialistica. Il problema è che molte famiglie non riescono a fare fronte a proprie spese ai controlli e visite in strutture sanitarie private: diventa una rinuncia alla salute. Chiara Benotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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