10 Febbraio 2013

Visco in trincea: a Bankitalia il potere di cambiare i manager

Visco in trincea: a Bankitalia il potere di cambiare i manager

 «Credo sia evidente che c’ è un problema di credibilità, soprattutto su Mps – dichiara il presidente Mps – ma la banca a mio giudizio è solida. Non solo a mio giudizio, ma anche a giudizio dell’ autorità – ha concluso – tant’ è che il supporto pubblico ci viene concesso». Profumo assicura che l’ emissione dei Monti bond è imminente («a brevissimo»). E non solo. Il manager assicura «Questa è una banca che può stare benissimo in piedi in modo autonomo e indipendente», anzi che potrà vivere altri 500 anni oltre i 540 che ha già vissuto. «Nell’ orizzonte di piano – ha ricordato Profumoabbiamo da realizzare un aumento di capitale da un miliardo. Auspichiamo di avere degli azionisti o un azionista, non sappiamo quanti, vediamo quanti sottoscriveranno questo aumento dicapitale. In questo momento comunque è tecnicamente impossibile andare sul mercato». Insomma, serve un investitore che ancora non si vede all’ orizzonte. Proprio su questo punto è pervenuto qualche mugugno dalla Fondazione azionista. «Abbiamo un rapporto ottimo (con Palazzo Sansedoni, ndr). Non percepisco tensioni». Sono solo «alcuni deputati» (consiglieri) della Fondazione che esprimono loro opinioni (contrarie). Ma la Fondazione ha già chiarito di aver votato a favore di quel piano. Tutto chiaro? Non ancora. C’ è molto da fare per tornare alla normalità. Profumo si dice certo che «Bankitalia emetterà sanzioni contro chi ha sbagliato». È solo un’ ipotesi, sottolinea il presidente. «Ma io penso che lo farà», insiste. Viola dal canto suo appoggia la richiesta di Visco di ottenere i poteri di rimozione nei confronti di quei manager «in odore» di comportamenti poco chiari. Anche se, ha aggiunto Viola, «è difficile dire “ex post” se una norma del genere avrebbe evitato uno scandalo come quello di Mps. Mi sembra che il governatore sia stato chiaro nel dire che, malgrado l’ assenza di norme, siano intervenuti con una moral suasion piuttosto importante». Per il momento la banca non sta rinegoziando con le controparti le operazioni Santorini e Alexandria, finite nella bufera dello scandalo sui derivati. «La priorità era rimettere a posto il bilancio – dice Viola – Qualcuno doveva mettere mano nei garbugli di Siena, e io lo faccio volentieri». BIANCA DI GIOVANNI INVIATA A BERGAMO Uscire dalla crisi con maggiore competitività del Paese, senza abbassare la guardia sui conti pubblici. Ridare al sistema del credito italiano l’ affidabilità che merita, anche attraverso maggiori poteri della Vigilanza come quelli del cosiddetto «removal», il potere di rimozione dei manager scorretti. L’ intervento del governatore di Bankitalia Ignazio Visco al Forex di Bergamo (l’ assemblea della comunità finanziaria) si sviluppa tra questi due poli. Il trait d’ uni on tra loro è quella che Visco definisce «la buona finanza», cioè quella che «contribuisce al buon funzionamento dell’ economia – spiega – a un’ efficiente allocazione dei rischi. Bisogna evitare che comportamenti opportunistici generino sfiducia verso di essa». Il governatore non nasconde la sua preoccupazione che l’ intero settore finanziario finisca sotto i colpi di due eventi contemporanei: lo scandalo del Montepaschi ancora su tutti i giornali e il «rumore» della campagna elettorale che a volte genera mostri populistici anche su banche e affini. Le paure dei cittadini, tuttavia, sono reali: gli scandali finanziari non aiutano. E anche la sofferenza di una società colpita duramente dalle «due crisi» (le chiama sempre così) successive che sono costate 7 punti di Pil negli ultimi cinque anni. Oltre 100 miliardi di euro di ricchezza in meno prodotta. Con il suo intervento in prima persona (su Mps fino a ieri Bankitalia aveva consegnato una fitta memoria scritta) Visco si toglie parecchi sassolini dalle scarpe dopo giorni di attacchi mediatici. Ricalca lo stile Draghi, che a Francoforte sul caso senese aveva scelto la via diretta, con quel «le ispezioni le ho firmate io». Il governatore ricorda che Via Nazionale ha individuato i rischi dalle operazioni derivati nella banca senese già nel 2010 e ha imposto significative contromisure. La Vigilanza italiana resta con poteri limitati. «Il quadro normativo va rafforzato» dichiara Visco. «Quando l’ intermediario non è in situazione di crisi, la Banca d’ Italia può chiedere agli azionisti di rinnovare il vertice aziendale, ma non può incidere sulle loro decisioni – spiega il governatore – né direttamente rimuovere un amministratore». Visco chiede un allineamento della normativa italiana a quella internazionale. E qui in filigrana traspare una stoccatina al ministero del Tesoro, che da anni deve rivedere le norme sui requisiti di onorabilità e professionalità dei manager: ma la normativa resta «rigida» e dunque inutile. Bankitalia dal canto suo ha intensificato il controllo sulle regole di condotta, chiedendo bonus e liquidazioni parametrati ai risultati effettivi e di lungo termine, e comportamenti non lesivi della buona reputazione. Inoltre i vertici bancari non dovranno illudersi: non si recupereranno più i margini di profitto che si erano raggiunti prima della crisi. Ora tocca alla politica dare alla Banca la facoltà di «intervenire quando, sulla base di fondate evidenze, ritenga necessario opporsi alla nomina di esponenti aziendali». Sulla banca di Siena – che occupa ben 5 delle 17 pagine dell’ interventoVisco punta a rassicurare sia i risparmiatori italiani, sia il mercato internazionale. Quella vicenda «non cambia le nostre valutazioni sulle condizioni complessive del sistema bancario italiano». Che resta tra i più solidi del periodo post -crisi, con interventi pubblici pari allo 0,3% del Pil, contro l’ 1,8 in Germania, il 2% in Spagna, il 4,3 in Belgio, il 5,2 nei Paesi Bassi e oltre il 40 in Irlanda. «Il sostegno fornito all’ istituto non è il salvataggio della banca», insiste Visco. Insomma, senza quei 3,9 miliardi di monti bond Mps continuerebbe ad operare: l’ intento del finanziamento è di rafforzare il «cuscinetto» (buffer) patrimoniale, per rendere più solida la banca. Un buffer che va ben oltre i requisiti minimi regolamentari. Insomma, per Siena si sta creando un margine in più di sicurezza, non certo un salvagente per non affondare. Tant’ è che le operazioni sui derivati finite nel mirino della magistratura hanno sì causato un effetto negativo sui conti, «ma non tale da pregiudicare l’ adeguatezza patrimoniale della banca». Come dire: non esiste nessun «buco» di 7 o 17 miliardi, tutti numeri rilanciati dalle polemiche pre -elettorali. Qui il governatore avverte: i giudizi «incontrollati, a volte infondati e temerari, possono provocare danni gravi ai risparmiatori e alla collettività». Palazzo Koch infatti è già intervenuto contro il Codacons per lite temeraria, in difesa del risparmio dei cittadini. Chiuso il capitolo Mps, resta apertissimo quello della difficile ripresa del Paese. Nel 2012 i prestiti alle imprese si sono ridotti di circa 38 miliardi, in parte per minore domanda (molte imprese hanno chiuso), in parte per una minore affidabilità delle aziende. L’ offerta di credito è ancora frenata, soprattutto per l’ indebolimento dei bilanci delle imprese. Qualcosa è stato fatto, con i 14 miliardi del fondo di garanzia del 2011 che garantiva circa 14 miliardi, con le due moratorie concesse dall’ Abi che hanno sospeso rimborsi per 17 miliardi, con la concessione di circa 18 miliardi alle piccole imprese da parte della cassa depositi e prestiti. Ma non è bastato. Quello che serve è mantenere il bilancio pubblico in ordine e investire in conoscenza, qualità dei servizi e lotta contro l’ illegalità. Solo questo farà ripartire il Paese.

 

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