VIRUS, PSICOSI E NUOVE DISCRIMINAZIONI CINESI NEL MIRINO
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
In principio fu l’ ossimo rico turbocapitalismo di matrice comunista a spaventare il mondo. L’ in vasione di prodotti a basso costo «made in Prc», la Repubblica popolare cinese, che decretò la fine del dominio occidentale sul manifatturiero e suscitò le più disparate reazioni difensive di chi sentiva crollare il terreno sotto i piedi. Acqua passata. Lo sviluppo del gigante asiatico ha poi continuato a viaggiare per anni con velocità a due zeri. E le nuove frontiere economiche hanno spinto sempre più cinesi, già presenti nelle China Town sparse in ogni dove, a lasciare la terra natìa per aprire imprese all’ estero. Anche in Italia, in Puglia, a Bari, dove gli imprenditori cinesi, nei negozi, nei ristoranti, nei saloni da parrucchiere, nelle sartorie, danno lavoro a decine di italiani. Oggi, però, la Cina spaventa il mondo con l’ epidemia del nuovo coronavirus. È scoppiata a diecimila chilometri di distanza eppure gli effetti si fanno sentire pure a Bari. Le attività dei cinesi sono semideserte. Una fobia irrazionale, alimentata da allarmismi e fakenews, sta mettendo in ginocchio un settore importante dell’ economia cittadina. Gli incassi sono crollati, se l’ allarme dovesse continuare a lungo è facile prevedere contraccolpi sui posti di lavoro. Ma oltre che sull’ economia, gli effetti del coronavirus si abbattono sulla civile convivenza. La psicosi genera diffidenza, rafforza i pregiudizi, fino a trasformarsi in discriminazione, in razzismo. Lo ha sperimentato sulla propria pelle la giovane barese di origini cinesi che gestisce un emporio, ereditato dai genitori, arrivati in città trent’ anni orsono. «Chiamano al telefono del negozio per offendere, eppure io sono nata qui, mi sono diplomata qui», dice quasi sentendosi tradita da Bari e dall’ Ita lia. Ieri il Codacons ha organizzato una cena «anti -psicosi» in un ristorante cinese. Forse è il caso che altri seguano l’ esem pio.
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Tags: Coronavirus, ristorante cinese
