Violenze in casa Strasburgo condanna l’ Italia
-
fonte:
- Giornale di Brescia
manzacco, in provincia di Udine. «Abbiamo presentato questo ricorso alla Corte di Strasburgo perché nella storia di questa donna ci sono tutti gli elementi di violenza ripetuta e soprattutto sottovalutata e non riconosciuta», spiega l’ avvocato Titti Carrano, uno dei due legali. E i giudici di Strasburgo le danno ragione, anche se la sentenza non è definitiva e per l’ Italia è ancora possibile il ricorso. I togati ripercorrono uno per uno tutti gli episodi in cui Elisaveta si è rivolta a carabinieri e polizia per le violenze subite, senza che questi andassero oltre la stesura di rapporti. Descrivono anche la notte del 25 novembre del 2013 in cui il marito, ora in carcere condannato all’ ergastolo, ha ucciso il figlio e ferito gravemente la donna. Sottolineando come le forze dell’ ordine fossero intervenute due volte prima della tragedia. Puntano il dito sul fatto che, nonostante la donna avesse sporto denuncia contro il marito per lesioni cor porali, maltrattamenti e minacce, e avesse chiesto misure urgenti per proteggere lei e i figli, sono passati 7 mesi prima che la donna fosse ascoltata. È stata l’ analisi di tutti questi fatti che ha portato alla condanna dell’ Italia. In particolare i giudici affermano che «non agendo prontamente in seguito alla denuncia, le autorità italiane hanno privato la stessa di qualsiasi effetto, creando una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che in fine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio». Una responsabilità che il procuratore di Udine, Antonio De Nicolo, sembra respingere: a suo parere la donna ridimensionò le accuse verso il marito, e bisogna chiedersi «se c’ erano i segnali premonitori per cogliere o no questa terribile vicenda». Il sindaco di Remanzacco, Daniela Briz, che nel novembre 2013 era vicesindaco, afferma che il Comune era all’ oscuro della situazione prima della tragedia ma che da allora Elisaveta «è stata presa in carico e le siamo stati vicino non solo dal punto di vista economico ma anche coni nostri servizi sociali». Il Codacons vuole comunque che a pagare i 30 mila euro di danni morali e i 10 mila per le spese legali che Strasburgo ha riconosciuto a Elisaveta sia chi ha sottovalutato il caso. Anche la politica ha preso posizione. //
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
