3 Marzo 2017

Violenza sulle donne, Italia condannata dalla Corte europea dei diritti umani

Violenza sulle donne, Italia condannata dalla Corte europea dei diritti umani

Violenza sulle donne, Italia condannata dalla Corte europea dei diritti umani Si tratta della prima condanna dell’ Italia da parte della Corte per un reato relativo al fenomeno della violenza domestica Articoli correlati Depenalizzate le violenze domestiche, polemica in Russia Contro la violenza sulle donne, Boldrini: «Noi vittime anche sul web». E pubblica i nomi di chi la offende Corte di Strasburgo: «Niente figli senza legame biologico» Violati i diritti di una coppia gay, Strasburgo condanna l’ Italia Strasburgo – La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’ Italia per non aver agito con sufficiente rapidità per proteggere una donna e suo figlio dagli atti di violenza domestica perpetrati dal marito che hanno poi portato all’ assassinio del ragazzo e al tentato omicidio della moglie. I giudici di Strasburgo, la cui sentenza diverrà definitiva tra tre mesi se le parti non faranno ricorso, hanno stabilito che «non agendo prontamente in seguito a una denuncia di violenza domestica fatta dalla donna, le autorità italiane hanno privato la denuncia di qualsiasi effetto creando una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che in fine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio ». La Corte ha condannato l’ Italia per la violazione dell’ articolo 2 (diritto alla vita), 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e 14 (divieto di discriminazione) della convenzione europea dei diritti umani. I giudici hanno riconosciuto alla ricorrente 30 mila euro per danni morali e 10 mila per le spese legali . Secondo quanto risulta, si tratta della prima condanna dell’ Italia da parte della Corte per un reato relativo al fenomeno della violenza domestica. Il caso si riferisce a quanto avvenuto a Remanzacco , in provincia di Udine, il 26 novembre del 2013 quando il marito – ora in prigione – di Elisaveta Talpis uccise il figlio diciannovenne e tentò di uccidere anche la donna. La furia omicida si scatenò dopo che la signora aveva denunciato il marito e ripetute richieste di intervento rivolte alle autorità anche da parte dei vicini. «Abbiamo presentato questo ricorso alla Corte di Strasburgo perché nella storia di questa donna ci sono tutti gli elementi di violenza ripetuta, grave e soprattutto sottovalutata e non riconosciuta» ha detto all’ ANSA l’ avvocato Titti Carrano. «La donna aveva denunciato più volte, aveva anche chiesto aiuto, ma il Comune non aveva ritenuto la situazione così grave » spiega Carrano, precisando che «il marito il giorno stesso in cui ha poi ucciso il figlio e ferito gravemente la moglie era stato fermato in stato di ubriachezza ma era stato poi rilasciato». Secondo il Codacons, la sanzione inflitta all’ Italia dovrà essere pagata personalmente dagli agenti delle forze dell’ ordine e dai funzionari del Comune che, secondo quanto stabilito dalla Corte stessa, avrebbero sottovalutato l’ allarme lanciato alla vittima. «Nella sentenza i giudici della Corte europea dei diritti umani affermano senza mezzi termini che le autorità non hanno saputo proteggere la donna , nonostante le denunce presentate» spiega il presidente Carlo Rienzi. «Chiameremo a rispondere della sanzione agenti di polizia, carabinieri e funzionari comunali che non hanno gestito adeguatamente gli allarmi lanciati dalla vittima, e costoro dovranno pagare la multa con i propri beni personali – sottolinea Rienzi -. In tal senso siamo pronti a presentare una istanza alla Corte dei Conti regionale, per evitare che sia la collettività tutta a pagare per gli errori di pochi». Il procuratore di Udine Antonio De Nicolo cerca di spiegare: «Elisaveta aveva presentato una denuncia, ma poi si era allontanata volontariamente dal Centro antiviolenza». All’ epoca dei fatti De Nicolo non era ancora a capo dell’ ufficio friulano, ma della vicenda si è occupato quando il Ministero ha chiesto le osservazioni sul caso per sostenere le ragioni dell’ Italia. «Ricordo che in un verbale sostenne che le sue precedenti dichiarazioni erano state mal interpretate , forse – ha aggiunto De Nicolo – anche per un problema di traduzione». In sostanza – secondo la Procura – la donna avrebbe ridimensionato all’ epoca la portata delle accuse e per questo per forza si era arrivati all’ archiviazione dall’ accusa di maltrattamenti. È una tragedia assoluta ma dobbiamo chiederci se c’ erano i segnali premonitori per poter cogliere o meno questa terribile vicenda», ha concluso De Nicolo riservandosi di leggere le motivazioni della decisione della Cedu.

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