Vigilanza nel mirino per l’ operazione su Tercas
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fonte:
- Milano Finanza
La crisi della Popolare di Bari ha riportato la Vigilanza della Banca d’ Italia nel mirino della politica, tra progetti di riforma (Lega e Fdi) e critiche (M5S e Italia Viva). Sullo sfondo resta la nomina del nuovo dg e presidente Ivass, da definire entro fine mese: da gennaio Fabio Panetta sarà nel comitato esecutivo Bce (ieri è arrivato l’ ok a larga maggioranza del Parlamento Ue). Il governatore Ignazio Visco dovrebbe proporre per l’ incarico Daniele Franco, ma la procedura prevede di ascoltare il parere del governo. Sul caso della popolare ieri il Codacons ha presentato un esposto contro Bankitalia alle procure di Bari, Roma, Teramo e Reggio Calabria. Via Nazionale ha pubblicato una cronistoria delle azioni sull’ istituto di Bari, respingendo le critiche. Con la prima ispezione del 2010, che ha avuto esito «parzialmente sfavorevole», Bankitalia ha vietato acquisizioni alla banca. Nel 2013 ci sono stati progressi e nel giugno 2014 è stato rimosso il divieto: un mese dopo la Vigilanza ha dato l’ ok all’ acquisizione di Tercas, che si è potuta completare grazie al contributo del Fitd di 330 milioni all’ operazione. La Popolare di Bari, che voleva espandersi nella zona dell’ Adriatico, si era fatta avanti per la Cassa di Teramo (che aveva ricevuto liquidità d’ emergenza da Bankitalia a fronte di garanzie, ha precisato ieri Palazzo Koch). L’ operazione è stata autorizzata sulla base del rafforzamento decisivo del Fondo Interbancario. Ma l’ integrazione e le sinergie con Tercas sono state bloccate dalla Commissione Ue, che ha congelato l’ operazione (lasciando Teramo in acque agitate) e nella primavera del 2015 ha sottoposto l’ intervento del Fitd a indagine per aiuti di Stato. A dicembre 2015 è arrivata la conferma dello stop Ue al Fitd (sostituito dallo schema volontario), che è stato ribaltato dalla Corte Ue soltanto a marzo 2019. L’ espansione della popolare era legata anche ad aumenti di capitale, come quello realizzato tra 2014 e 2015 per 550 milioni totali, poi multato da Consob per le modalità di collocamento ai clienti. Per facilitare ricapitalizzazioni sul mercato e limitare l’ autoreferenzialità dei vertici è stata prevista la trasformazione obbligatoria in spa, che è stata poi sospesa (in attesa di una sentenza della Corte Ue, tuttora non arrivata). Nel marzo 2017 la Vigilanza ha chiesto di nuovo un rafforzamento di capitale e le dimissioni del presidente Marco Jacobini. Sulla governance della banca hanno pesato i contrasti crescenti all’ interno della famiglia Jacobini e poi con l’ a.d. Vincenzo De Bustis, tornato a fine 2018 dopo l’ esperienza tra il 2011 e il 2015. Dopo un 2017 in pareggio, l’ istituto ha chiuso il 2018 con perdite per 430 milioni, legate soprattutto alle politiche di credito facile, dissimulate negli anni anche con acquisizioni di fondi. La banca è finita a giugno sotto i minimi di capitale ed è stata commissariata nei giorni scorsi per perdite patrimoniali. Secondo alcuni la Vigilanza avrebbe dovuto agire prima, considerando quanto accaduto negli ultimi giorni e la necessità di un intervento pubblico. È anche vero però che muoversi in anticipo (nei confronti di una banca in linea con i requisiti e senza conoscere gli sviluppi dell’ economia e delle regole Ue) avrebbe potuto essere rischioso per ragioni legali e per la ripresa dell’ istituto. In prospettiva è probabile che gli azionisti perderanno quanto investito salvo rimborsi, mentre sono improbabili svalutazioni per i subordinati. (riproduzione riservata)
francesco ninfole
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