10 Maggio 2003

«Vietato mostrare in tv i pacchetti di sigarette»




ROMA – Il Consiglio di Stato stabilisce, per la prima volta, il divieto di mostrare i marchi delle sigarette nei film e nei programmi televisivi, anche quando non esista prova di un accordo tra l?attore che esibisce il pacchetto e la multinazionali produttrice. La sentenza riguarda un singolo caso, il film College , trasmesso su Raidue il 28 maggio 1995, che d?ora in poi potrà essere mandato in onda solo con il taglio delle scene in cui appare il marchio. Ma introduce un principio che potrebbe riscrivere la storia del cinema. Carlo Rienzi, presidente del Codacons (Coordinamento delle associazioni dei consumatori) avverte: «Potrebbero partire altre cause giudiziarie, promosse da chi continua a vedere in televisione i vecchi film in cui vengono ostentati i marchi delle sigarette». La sentenza del Consiglio di Stato chiude un contenzioso vecchio di otto anni. In prima battuta l?Autorità del garante per la concorrenza aveva condannato come «pubblicità illecita» l?esibizione dei pacchetti di sigarette nel film. Secondo l?autority «il ripetuto inserimento nelle inquadrature costituiva fattispecie di messaggio pubblicitario illecito per l`assenza di trasparenza e riconoscibilità». Da qui anche il divieto alla successiva diffusione del film nella sua versione integrale. Il provvedimento veniva poi annullato dal Tar del Lazio che, accogliendo il ricorso presentato dalla Clemi Cinematografica, società produttrice del film, sanzionava che il messaggio in questione non aveva «carattere pubblicitario» e che, soprattutto, non c`era «prova di un rapporto di committenza tra autore del messaggio e impresa beneficiaria» (la Philip Morris, produttrice delle Muratti).
Ma a questo punto era il Codacons a fare ricorso. E ieri il Consiglio di Stato gli ha dato ragione, ricordando, in premessa, come nel nostro Paese esista un divieto assoluto di pubblicità dei prodotti da fumo, «anche mediante strumenti indiretti e occulti», e che la pubblicità in generale, a sua volta, dev?essere «trasparente», ovvero «palese» e «chiaramente riconoscibile come tale».


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