11 Maggio 2018

Videocamere nelle scuole? bocciatura senza appello

OMA. Insegnanti bullizzati dagli studenti o presi a schiaffi dai genitori. Maestri accusati di comportamenti violenti o abusi nei confronti degli alunni. E spesso, come detonatore, uno smartphone impugnato dai compagni di classe per mettere alla gogna la vittima. Torino, Vicenza, Lucca, Roma, Potenza, Palermo: la scuola italiana è un bollettino di guerra. E in questo humus il Codacons torna a proporre l’ introduzione di telecamere nelle aule. Al grido di: l’ incolumità prevale sul diritto alla privacy. «Bisogna fermare maltrattamenti e crimini negli istituti» ha detto il presidente dell’ associazione, Carlo Rienzi. «Le telecamere avranno funzione deterrente, basta con i video degli studenti». C’ è da dire che sull’ argomento esistono diverse proposte di legge; nella scorsa legislatura una è stata anche approvata in prima lettura alla Camera, ma riguardano soprattutto nidi e asili. La novità della proposta lanciata dal Codacons è che la video-sorveglianza si estenderebbe alle scuole secondarie e punterebbe a tutelare non solo i ragazzi, ma anche i docenti. I quali, però, hanno forti dubbi: «Siamo radicalmente contrari a scorciatoie che farebbero morire la comunità educativa» spiega Anna Maria Santoro, della segreteria nazionale Flc Cgil. «A chi dice che le telecamere sono ovunque, rispondiamo che la scuola non è un supermarket e noi non vendiamo merci. Non è tanto un problema di privacy, è che non siamo giudici. La libertà di insegnamento non è libertà vigilata». Altri, insomma, sarebbero i rimedi: «Servono personale e investimenti che restituiscano autorevolezza ai prof. Oggi i maestri aprono i plessi da soli come nel Dopoguerra». Attualmente il video-controllo è possibile solo in casi straordinari su autorizzazione della polizia o della magistratura. Il Garante della Privacy, Antonello Soro, ha già espresso le proprie perplessità sull’ ipotesi di ampliarne l’ uso, anche in una recente audizione parlamentare. «Il problema delle violenze fisiche e psicologiche in ambito scolastico (a danno o ad opera degli studenti) è un fenomeno gravissimo e da contrastare con fermezza» dice adesso. «Ma una misura così invasiva quale la videoregistrazione costante e automatica, in assenza di specifici rischi, rischia di essere sproporzionata e dunque incompatibile con la disciplina europea in materia di protezione dati». Diversi i profili da approfondire: la sicurezza informatica, i costi, le modalità di conservazione dei dati e la titolarità a visionarli, il rapporto falsato tra studenti e docenti. La ministra dell’ Istruzione, Valeria Fedeli, chiede punizioni severe per gli insegnanti coinvolti (fino al licenziamento), una banca dati per monitorare il fenomeno, ma niente occhi elettronici: «Non voglio una deresponsabilizzazione della deontologia. Serve che chi lavora nella scuola si accorga delle dinamiche interne, e chi si gira dall’ altra parte è complice». Tesi condivisa da Antonino Titone, ex preside a Centocelle: «Le antenne degli adulti sono importanti, mentre i telefonini aumentano i rischi di emulazione». A favore della possibilità di installare telecamere si schiera il Moi «Viviamo una fase di emergenza educativa» spiega il direttore generale Antonio Affinita. «Le telecamere sono una toppa, ma se aiutano a rasserenare il clima e dare sicurezza ben vengano». Insomma, il Grande Fratello non scalderà i cuori di tutti, ma a molti genitori non dispiace. R Davanti ai casi di bullismo, c’ è chi vuole riprendere le lezioni di superiori e medie. Ma i prof non ci stanno: «Non lavoriamo in un supermercato» benvenuti al nord i.
di federica fantozzi

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