12 Febbraio 2013

Video. Costa Concordia, gli errori umani e i malfunzionamenti

Video. Costa Concordia, gli errori umani e i malfunzionamenti

Passati tredici mesi dall’incidente della nave da crociera Costa Concordia nelle acque antistanti l’isola del Giglio, il relitto giace ancora inclinato su un lato.
Trentadue  le vittime, di cui due dispersi; centinaia e centinaia di persone a bordo che porteranno per sempre il ricordo e la testimonianza di un brutto episodio marino in cui è rimasta coinvolta la nave passeggeri di più grosso tonnellaggio mai affondata nella storia.
La lunga permanenza dell’imbarcazione ancorata sul luogo del disastro desta preoccupazioni ambientali; nei giorni scorsi la Regione Toscana ha riferito di aver prelevato 62 campioni di acque interne in prossimità delle porzioni di scafo ritenute più critiche, sviluppando oltre cinquemila analisi. Le alterazioni riscontrate, dovute alla degradazione di alimenti, di arredi e impianti, e alla presenza di idrocarburi, risultano concentrate in alcuni specifici compartimenti del relitto. Ad oggi tutte le analisi non hanno rilevato situazioni di evidente alterazione delle acque all’esterno del relitto, considerando la particolare purezza di quelle delimitanti l’area del Giglio.
Per la fine del mese di febbraio sarà predisposto un modello di simulazione per la previsione delle eventuali dinamiche di diffusione delle acque che verranno rilasciate durante la fase di rotazione della nave, per prevedere un intervento finalizzato alla minimizzazione degli eventuali impatti ecologici negativi. Per attuare il recupero sono già state posizionate le prime due piattaforme sottomarine così come la prima porzione di materassi della speciale malta cementizia e sono pronti i primi quindici cassoni di galleggiamento; a terra è in fase di ultimazione il posizionamento degli altri otto blocchi di ancoraggio per il sistema di ritenuta.
Il ministro dell’ Ambiente, Corrado Clini, ha riferito che entro questa settimana la società di navigazione indicherà in quale porto intende portare e smantellare il relitto, suggerendo egli stesso quello di Piombino. Anche il sindaco di Civitavecchia, intuendo la possibilità di lavoro per i portuali e metalmeccanici cittadini, ha dato la disponibilità e, scrivendo al Capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, ha segnalato come la logistica portuale “può offrire la banchina con il necessario pescaggio, senza togliere attracchi commerciali ad altre navi”. Il porto, dunque, non avrebbe necessità di interventi costosi, come nel caso di eventuali altre destinazioni. “Civitavecchia – secondo il sindaco Tidei – rappresenta il tragitto più breve possibile e sarebbe possibile demolire almeno la sovrastruttura, con la nave attraccata parallelamente ad una banchina che abbia il necessario pescaggio e la protezione di condizioni meteo marine avverse”.
Se ci sono voluti così tanti mesi per definire gli aspetti tecnici del recupero, quelli legali  non sono stati da meno. Questo pomeriggio, a Roma, si sono incontrati i naufraghi della Costa Concordia, gli avvocati italiani e americani che stanno seguendo le azioni risarcitorie in favore dei passeggeri della nave di tutte le nazionalità e il pool di periti che a Grosseto segue le varie fasi del procedimento penale. L’ incontro, promosso dal Codacons in collaborazione con gli studi legali americani Proner & Proner e Napoli Bern Ripka Shkolnik & Associates, LLP, ha avuto lo scopo di fare il punto della situazione relativamente alla class action avviata presso la Corte di Miami in Florida, attraverso la quale i passeggeri hanno chiesto a Carnival e Costa risarcimenti ingenti. Nel corso dell’incontro i periti del Codacons hanno fatto ascoltare ai naufraghi e alla stampa un inedito documento audio, per lo più riguardante intercettazioni telefoniche disposte dai carabinieri di Grosseto, dove la voce dei dirigenti di Costa Crociere non lascia alcun spazio all’ immaginazione circa il ruolo avuto dalla società nel naufragio.
E’ emerso che alla base  della sciagura vi è un concorso di errori umani su cui si innestano una serie di malfunzionamenti, defaillance tecnologiche e ‘buchi’ nelle procedure di emergenza. La loro relazione testimonia  che “la ricostruzione degli ultimi secondi prima dell’ impatto è errata”, che “la posizione della nave è anticipata di circa 60 metri” e che “l’ errore del timoniere di madrelingua indonesiana è stato tutt’ altro che ininfluente”: secondo una recentissima simulazione, la corretta esecuzione degli ordini impartiti da Schettino avrebbe permesso, probabilmente, di evitare lo scoglio.
Il Codacons  ha sottolineato che “non si tratta di ridurre tutto ad una questione di soldi, né di difendere il comandante Schettino che ha le sue colpe oggettive su cui si pronuncerà il tribunale, ma di portare avanti una battaglia di giustizia, per evitare che tragedie simili possano ripetersi ed è necessario oggi puntare l’ indice sulla carenza di controlli e sull’ insufficiente sicurezza delle navi da crociera”.
Nella prima intercettazione, un comandante delle navi Costa, Massimo Garbarino, parlando con un dirigente della sicurezza, Paolo Mattesi, critica senza mezzi termini le porte stagne (“come c..le autorizzano! Perché.. Perché queste porte stagne qua, la tenuta ce l’hanno come una  baderna (una guarnizione di canapa)! Dopo due anni è già da cambiare.. C’ è l’ aria!”. Nella seconda, due macchinisti ricostruiscono le fasi del disastro (“In macchina.. le porte stagne non stagnavano!”… “arrivava l’ acqua sia di sopra che di sotto, c’ era la porta stagna che non lavorava..”). Nella terza, quella definita più “inquietante” da Rienzi, Cristina Porcelli, dell’ ufficio legale di Costa Crociere, parla con l’ ispettore tecnico Paolo Parodi della imminente consegna di una nave con problemi tecnici a una boccola (“surriscalda e va male). E’ Parodi a spiegarle come procedono i controlli a mare: “Rina fa tutto quello che vuole Fincantieri.. puoi decidere di fare delle prove a mare severe.. però puoi anche decidere di fare delle prove a mare non severe”. “Secondo me – continua Parodi – andrà a finire così, che faranno delle prove a mare finte.. Perché è interesse di tutti fare delle prove a mare finte”. E ancora: “non è manco interesse Costa, anzi secondo me non ha assolutamente manco interesse Costa a fare delle prove severissime.. perdiamo anche due settimane di crociera.. Tieni presente che questo è già successo con una nave, ce la siamo presi con la prescrizione di classe che non poteva superare il.. Che se non sbaglio era il Concordia..”.

Lavinia Macchiarini

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