28 Dicembre 2011

Viale Mazzini si vende le antenne L’azienda nasconde i super stipendi dei vip e prepara tagli per 95 milioni di euro

Viale Mazzini si vende le antenne L’azienda nasconde i super stipendi dei vip e prepara tagli per 95 milioni di euro

 Si fa presto a dire trasparenza del
servizio pubblico, se poi la Rai agisce
come una delle tante multinazionali
presenti nel nostro Paese, delle quali sai
appena la ragione sociale, nascondendo
tutto a tutti. Perché di chi lavora
all’interno dell’azienda di viale Mazzini
l’unico dato conosciuto è lo stipendio
del direttore generale, Lorenza Lei, arrivato
nei mesi scorsi a quota 500 mila euro
all’anno.
STIPENDI SEGRETI
Di tutti gli altri, consiglieri di amministrazione,
direttori di rete e testata, dirigenti
di prima fascia, si sa per sentito dire,
non per conoscenza diretta. Per non
parlare dei consulenti e delle star. Sì,
d’accordo, all’interno del sito ufficiale
della Rai è stata creata un’apposita pagina
dedicata ai «contratti di consulenza
», come previsto dall’articolo 3 della
legge 244 del 24 dicembre 2007, ma è in
«costruzione» da cinque anni. In questo
modo la Rai continua a stipulare contratti
faraonici «agli amici degli amici»,
come hanno più volte denunciato le organizzazioni
sindacali, mentre lima di
anno in anno quelli dei “peones”. Del
giro degli eletti fanno parte gli autori televisivi
che lavorano per più trasmissioni,
incassando stipendi alquanto consistenti.
Ma nel mucchio, stando ai sindacati,
ci sono anche le consulenze fittizie,
stipulate solo per accontentare
qualcuno. Ragioni sufficienti per scordarsi
della trasparenza e di quanto previsto
dalla Finanziaria del 2008.
E siccome le star non sono da meno,
visto i loro compensi milionari, l’idea
d’inserire nei titoli di coda dei programmi
che conducono, o all’interno del sito
della tv pubblica secondo quanto previsto
dalla Commissione di vigilanza,
quanto percepiscono dalla Rai, non ha
mai visto la luce. Dal rispetto della privacy,
in nome del “dato sensibile”, alla
necessità di non dare un vantaggio alla
concorrenza, sono le ragioni dietro alle
quali si è trincerata la Rai. In realtà essendo
le star del piccolo schermo i veri
padroni della tv pubblica, la loro assoluta
opposizione nel rendere noti i
compensi percepiti, ha indotto la Rai a
congelare l’intera questione. Il caso Bobo
Vieri e Gianni Rivera, ospiti della trasmissione
“Ballando con le stelle” rap –
presenta una vera e propria eccezione,
quando dovrebbe essere la regola. In
tempi di crisi i 300 mila euro a puntata
pagati a Fiorello fanno un certo effetto,
al di là dei roboanti numeri dello share.
I COSTI DELLA TRASPARENZA
Eppure il problema della trasparenza
nei costi delle star e dell’entità delle
consulenze è maledettamente seria,
dato che a pagare il conto saranno le
maestranze della Rai. Stando al cosiddetto
“piano d’emergenza” messo a
punto dal direttore generale, anche se il
documento era già stato redatto dal suo
predecessore Mauro Masi e la Lei si sarebbe
limitata a tirarlo fuori dal cassetto,
i tagli previsti incideranno sul corpaccione
dell’azienda di viale Mazzini
per 95 milioni di euro. I colpi più duri
saranno inferti allo sport, con il probabile
taglio di alcune trasmissioni, come
già anticipato nelle scorse settimane
(nel pacchetto c’è anche Novantesimo
minuto) alle sedi corrispondenza e ai ripetitori,
con la vendita dei terreni e dei
tralicci di proprietà dell’azienda. Un
piano di risanamento degno di
un’azienda privata, non di una impresa
pubblica che incassa i soldi del canone.
Va detto che si tratta di un piano che circola
a viale Mazzini già da novembre e
che la Lei starebbe usando come clava
contro Palazzo Chigi, visto che il governo
deve alla Rai, a partire dal 2005, qualcosa
come un miliardo e seicento milioni
di euro. Tanti, troppi, per non indurre
l’esecutivo Monti a trattare una
resa meno onerosa e più onorevole.
E poi, come fa notare il Codacons che
attacca viale Mazzini, c’è l’annosa questione
dell’evasione del canone, la tassa
più odiata dagli italiani. La Rai ha chiesto
al governo d’inserire la tassa sul possesso
del televisore in una delle tante
bollette che non ci fanno dormire.
L’esecutivo, a parole, sarebbe anche
d’accordo, ma consapevole dell’impo –
polarità della scelta, starebbe studiando
soluzioni alternative. Per ora toccherà
solo alle aziende inserire nella dichiarazione
dei redditi la ricevuta del versamento
del canone speciale.
 

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