21 Novembre 2020

Viaggio nella Calabria diventata cantiere “Un corsa per fermare l’emergenza Covid”

 

GRAZIA LONGO INVIATA A COSENZA Mentre le ambulanze entrano nell’ospedale Annunziata di Cosenza per raggiungere la tenda esterna del Triage per i pazienti Covid, una delle guardie giurate addette alla sorveglianza inveisce contro «il governo romano che ci fa passare per terroni africani: la nostra sanità avrà mille problemi, ma loro da Roma che fanno? Mia figlia sta ancora aspettando la cassa integrazione». Lo sfogo del vigilante si staglia sullo sfondo di una malasanità regionale endemica, con un buco intorno ai 200 milioni di euro, «lunga 15 anni, da quando nel 2005 venne assassinato il vicepresidente del consiglio regionale Francesco Fortugno che si opponeva agli appalti truccati», precisa Vincenzo Di Lieto, calabrese, vice presidente nazionale Codacons. E oggi deve fare i conti con un’emergenza scoppiata «non per i troppi casi di coronavirus, ma perché abbiamo un sistema sanitario in ginocchio, totalmente inadeguato alla pandemia». Molto si confida nell’attività del nuovo commissario, dopo la barzelletta dei tre dimissionari in dieci giorni, ma anche sulla collaborazione con la protezione civile di Emergency grazie all’impegno in prima persona di Gino Strada. Il primo passo in questa ultima direzione si dovrebbe muovere proprio a Cosenza, dove lunedì prossimo dovrebbe essere pronto il primo ospedale da campo allestito dalla Protezione civile grazie all’aiuto dell’esercito Il condizionale è quanto mai d’obbligo perché ad osservare l’area ridosso della stazione ferroviaria di Cosenza, ad 8 minuti dall’Annunziata si nota che c’è ancora molto da fare. Si vedono le gru che spostano alcune travi, è tutto un gran movimento ma ancora in alto mare. Eppure il «delegato del soggetto attuatore per l’emergenza Covid», Antonio Belcastro, uomo chiave sul fronte sanitario regionale, è ottimista: «L’attività procede e se la struttura non sarà pronta lunedì, al massimo slitterà di un giorno o due. I lavori più importanti, tipo quello per la rete elettrica, sono stati già eseguiti». Si tratta di un ospedale da campo con 40 posti letto, compresa la terapia intensiva. Un altro analogo sarà poi realizzato, partire dalla prossima ettimana, Locri, mentre a Crotone e Vibo Valentia si potenzieranno presidi territoriali attualmente sottoutilizzati. Fiducioso è anche il responsabile regionale della Protezione civile, Fortunato Varone: «I tendoni saranno pronti appena possibile e contiamo molto sulla cooperazione con Emergency. Ma ci stiamo muovendo anche sul fronte dei Covid Hotel». Questo è un progetto di cui finora si è parlato molto in Calabria ma non è mai decollato, «perché è andata deserta la manifestazione d’interesse che avevamo bandito con un prezzo forse troppo basso, 40 euro. Ma, in linea con le altre regioni italiane e d’intesa con Federalberghi abbiamo elevato la tariffa a 65 euro a persona, cui confidiamo di trovare alberghi che rispondano alla nostra richiesta». L’obiettivo è quello di ottenere 600 posti nei Covid Hotel, di cui 200 a Cosenza e Reggio Calabria, 100 a Catanzaro e 50 a Crotone e Vibo Valentia. Si punta, inoltre, a trasformare in posti Covid anche 400 letti in alcune Rsa e, più precisamente, 100 posti a Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro, e 50 a Crotone e Vibo Valentia. «Nei prossimi giorni potremmo già essere operativi, così potremo affrontare meglio la gestione dei posti nelle terapie intensive» conclude Varone. Sulle terapie intensive a disposizione, in realtà, aleggia una sorta di mistero. Un balletto dei numeri, che secondo le fonti ufficiali sono 161, mentre secondo il sindacato dei medici anestesisti Aaroi sono 133. Domenico Minniti, presidente Aaroi, insiste: «Noi siamo a contatto diretto tutti i giorni con i pazienti intubati e non ci risultano 161 posti, in ogni caso se anche fosse così la loro occupazione, essendo del 32 per cento, supera di 2 punti la soglia di allerta del 30 per cento. Il problema di fondo, inoltre, è che in tutta la Calabria mancano 100 anestesisti e per adesso tiriamo avanti solo grazie al fatto che sono stati ridotti i normali interventi chirurgici e quindi gli anestesisti sono stati dirottati alle cure anti Covid». Antonio Belcastro ribadisce, infine, che «per amministrare meglio le spese sanitarie dovremmo puntare a frenare la tendenza di buona parte dei calabresi a curarsi fuori regione. La politica contro gli sprechi passa anche da lì».

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