28 Marzo 2020

Viaggio annullato, i tour operator “bocciano” i rimborsi

NAPOLI. Il Coronavirus continua a creare problemi in un’ economia di mercato che al momento è alquanto instabile. Il settore del turismo, per l’ Italia e non solo, è determinante per l’ economia. Purtroppo, molti di questi, si sono dovuti confrontare con una realtà che non ha fatto altro che alimentare nervosismi. Il caso in questione riguarda le migliaia di persone che hanno dovuto annullare o hanno visto annullati i propri viaggi a causa del diffondersi dell’ epidemia di Covid-19 e che stanno riscontrando difficoltà nella richiesta di rimborso. Ma cerchiamo di fare chiarezza. Con l’ emanazione del decreto del 2 marzo scorso, i viaggiatori, possono recedere per impossibilità sopravvenuta della prestazione, ail contratto di pacchetto turistico. In questo caso, dalla lettura della norma, dovrebbe esserci la possibilità per il viaggiatore, di ricevere il rimborso integrale dei viaggi o in alternativa l’ emissione di un voucher di pari importo da utilizzare entro un anno. La decisione parrebbe spettare al tour operator e non al consumatore, a differenza di quanto previsto dal Codice del Turismo, che rappresenta la legge ordinaria. Il Codice del Turismo prevede che se un pacchetto turistico viene cancellato prima della partenza – per ragioni imputabili al tour operator e non al cliente – si ha diritto al rimborso integrale entro sette giorni, di usufruire di pacchetto turistico di qualità equivalente o superiore senza supplemento di prezzo, di pacchetto turistico di qualità inferiore, previa restituzione della differenza. La problematica nasce nel momento in cui i viaggatori, che hanno subito l’ annullamento del pacchetto turistico da parte del tour operator a causa del Covid-19, hanno ricevuto riposta negativa alla richiesta di rimborso totale perché il Decreto Legge del 2 marzo scorso prevede, per l’ appunto, la “possibilità” per questi di emettere anche “…un voucher di pari importo da utilizzare entro un anno dall’ emissione”. I tour operator, quindi, nonostante abbiano annullato loro stessi i pacchetti turistici, sebbene costretti da circostanze eccezionali, stanno “interpretando” la nuova normativa offrendo ai viaggiatori come unica opzione l’ emissione di un voucher. «Tale comportamento potrebbe, il condizionale è d’ obbligo, rappresentare una pratica commerciale scorretta perché si dovrebbe lasciare la possibilità al consumatore di poter scegliere. Se i viaggiatori non potessero partire nel giro del prossimo anno o se addirittura perdessero completamente l’ interesse al viaggio cosa succederebbe? Bisogna tutelare queste persone, che fra qualche mese potrebbero anche non avere un lavoro» spiega l’ avvocato Gennaro Caiazzo, titolare del sito web “www.avvocatoviaggiatoreadtv.it” che poi continua: «La legge ordinaria, attribuisce al viaggiatore la facoltà di scelta, e qualsiasi comportamento non confor me sarebbe da ritenersi illegittimo, poiché il viaggiatore non è messo davanti ad un’ opzione di scelta ma è tenuto ad accettare il voucher così come offerto dal tour operator. Non è giusto limitare il suo campo di scelta, in un momento come questo, unico nel suo genere, dove la liquidità e non un voucher viaggio potrebbe fare la differenza per chi è in situazione di necessità, perché ha perso il lavoro o conta di perderlo nei prossimi mesi o per chi non riesce in questo periodo a pagare i propri debiti». L’ avvocato Caiazzo, difensore dei viaggiatori, conclude sottolineando che: «Dall’ analisi delle policy dei tour -operator, si nota quindi che indipendentemente dal fatto che il recesso venga dal viaggiatore o dallo stesso tour -operator, questi ultimi hanno optato quasi sempre per l’ emissione di un voucher e non di un rimborso». La questione dei rimborsi per viaggi e pacchetti vacanza annullati a causa del coronavirus è finita al vaglio dell’ Antitrust. Infatti lo stesso Caiazzo ha presentato in data 15 marzo un esposto, a cui si è successivamente accodato anche il Codacons, chiedendo di aprire una istruttoria per valutare la possibile pratica commerciale scorretta operata da alcuni dei maggiori tour operator alberghi e strutture ricettive a danno dei consumatori: «È giusto venire incontro alle esigenze degli operatori accettando voucher, ma non si può imporre all’ utente di affrontare un nuovo viaggio entro un anno, perché non tutti hanno la possibilità materiale di programmare nuove vacanze».

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