7 Agosto 2017

Il viadotto Gatto e la dialettica del silenzio

Conferma l’ amarezza del dubbio, il riscontro della Commissione Trasparenza da cui si apprende che sarebbe iniziato l’ iter per la verifica strutturale del Viadotto Gatto con un incarico specifico a un ingegnere strutturista. Intanto, già la scorsa settimana dovevano essere installati i divieti di svolta per i Tir in salita e in discesa sul viadotto. Se dal canto suo il sindaco esprimeva la certezza che il viadotto Gatto fosse monitorato costantemente e tanto bastasse a star sicuri, il lavoro d’ indagine della Commissione Trasparenza del nostro Comune e le dichiarazioni che a questa aveva reso il Direttore del Settore Opere e Lavori Pubblici del nostro Comune dimostravano la necessità di una verifica della struttura, dai giunti ai piloni. Un simile dubbio richiama il paradosso del gatto di Schrödinger. In buona sostanza, per comprovare a livello logico il valore probabilistico di alcune leggi quantistiche, Schrödinger teorizzava un gatto chiuso in una scatola con un veleno attivabile dalle radiazioni di un atomo di uranio. Calcolando le probabilità di vita e di morte del gatto attraverso le leggi quantistiche, l’ animale risulta sia vivo che morto. Allo stesso modo sembra che evitare di scoprire eventuali problemi strutturali – assai probabili, in verità, per lo stato e l’ età dell’ opera – basti ad avere la stessa tranquillità che si avrebbe nel risolverli. Il Coda cons – attraverso l’ Avv. Matteo Marchetti – ha denunciato alle autorità competenti la gravità di un simile atteggiamento, chiedendo l’ interdizione al traffico dell’ intero viadotto. Il Sindaco, in risposta a questo paradosso, pochi mesi fa aspettava il responso dell’ ingegner Cantarella, già responsabile della viabilità, a cui era stato dato incarico di un esame del viadotto. Il primo cittadino spiegava in un’ intervista dei primi di luglio, che «la verifica del viadotto Gatto non si può fare a colpo d’ occhio» e solo se c’ è «un’ esigenza, un quadro fessurativo preoccupante, un’ azione di cedimento evidente, è chiaro che si arriva al livello della verifica strumentale». Esserci arrivati, alla verifica strutturale, fa balenare l’ idea che una simile e ben sperata svolta della problematica sia proprio la dimostrazione che i timori fin ora avanzati dalla cittadinanza (e soprattutto dai residenti) erano fondati. Circoliamo sul viadotto Gatto come se non fosse vecchio, come se non fosse stato progettato in un decennio che, considerato il progresso dei trasporti, è forse tutt’ un’ altra epoca. Non sappiamo, ad esempio, qual è il peso massimo per ogni campata. Ci sono persone che quotidianamente lo affrontano per lavoro, per andare al mare o a godersi una giornata fuori porta. Di passaggio per tornare a casa. Persone che, soprattutto nei fine settimana, restano incolonnati in un traffico che mette a dura prova la resistenza della struttura, oltre che dei residenti. E pazienza, portiamo pazienza se non abbia una corsia adeguata per i soccorsi, se la segna letica sia inefficace, se abbia un guardrail al limite del civile e un manto stradale rattoppato, con cunette e buche così antiche da essere candidate per le prossime cartoline del paesaggio. Domandarne la chiusura alle autorità giudiziarie, da parte del Codacons, era la necessaria azione di forza ad una dialettica del silenzio. È di questi giorni la notizia relativa all’ acquisizione degli atti della Commissione Trasparenza da parte della Procura. Ci si domanda non solo come sia possibile che un vetusto viadotto, privo dei più elementari requisiti previsti dall’ attuale normativa in tema di sicurezza stradale, arteria principale per i trasporti eccezionali che alimentano i carichi del porto, non sia mai stato oggetto di una vera e propria verifica strutturale ma anche come sia stato possibile tacerlo fino ad oggi. La domanda, spontanea, diventa una viva preoccupazione alla luce dei gravi episodi che quest’ anno hanno caratterizzato le cronache nazionali: cavalcavia e ponti molto più giovani del nostro viadotto Gatto che sono crollati sulle strade, in alcuni casi neanche sollecitati da grandi pesi, come invece è ordinario per il viadotto in parola. Lo sconcerto di tale cortina di noncuranza assume fisionomia se consideriamo che gli atti della Commissione Trasparenza del Palazzo di Vetro sono così trasparenti da non essere visibili. Sembra, infatti, che la Commissione Trasparenza unanimemente abbia chiesto al segretario generale del Comune di Sa lerno la possibilità di pubblicare, anche online, i propri atti ma da una lettura del regolamento comunale questi non sarebbero pubblici. Ancora una volta, per vedere chiaro nel Palazzo di Vetro, occorre forse chi possa aprirne gli scrigni con la forza. Questo atteggiamento può spiegare altri silenzi su situazioni più o meno simili e motiva la difficoltà a farle emergere. Soprattutto, restituisce il senso della solitudine in cui abbiamo relegato i residenti della zona che vivono quotidianamente la compagnia del viadotto Gatto: un vicino scomodo e pesante che da sempre e in maniera crescente arreca loro danno. Inquinamento acustico, polveri dei gas di scarico, sollecitazioni che alla lunga hanno lesionato gli edifici circostanti sono solo alcune delle problematiche che chi convive col viadotto deve tollerare. * Codacons Potete contattare il CODACONS e lasciare un commento ai nostri articoli all’ indirizzo: [email protected] I nostri esperti sono sempre a vostra disposizione. Non esitate a sottoporci quesiti o a raccontarci le vostre “disavventure”… Vi risponderemo, in maniera rapida ed esaustiva, sulle pagine di Cronache.

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