25 Settembre 2014

Via Mecenate, la rabbia della gente «Impossibile andare a 50 all’ora»

Via Mecenate, la rabbia della gente «Impossibile andare a 50 all’ora»

” MILANO ” VIA MECENATE, periferia. Dopo gli hangar di importanti studi televisivi e la caserma di polizia, la città sfuma verso l’imbocco della tangenziale est. Poco prima, all’incrocio con viale Ungheria, Giuseppe dalla sua edicola guarda passare centinaia di auto ogni giorno: «Quell’autovelox lì — dice senza fronzoli — è messo apposta per beccare chi va in autostrada e non per ragioni di sicurezza. Ormai la gente del quartiere lo sa e sta attenta. Non mi stupisce che facciano molte multe perché è facile superare i 50 chilometri orari dopo i semafori». POI CI RIPENSA: «Certo però più avanti, anche l’incrocio con via Fantoli è pericoloso». E allora quella macchinetta trova una sua utilità . «Dovrebbero mettere anche telecamere e rilevatori di velocità , altro che autovelox», tuona Luigi, un arzillo artigiano che punta il dito contro la sciatteria degli automobilisti diretti in tangenziale. «Ho visto gente che sfrecciava oltre i 100 all’ora e queste strisce pedonali senza semaforo diventano veramente pericolose. Non molto tempo fa sono morte due persone nel giro di un mese». Anche il suo omonimo amico barbiere è d’accordo: «Se sei attento, l’autovelox lo vedi perché è segnalato bene. Se sei distratto, ti pizzicano ed è giusto così. In questa strada, ristretta per far spazio alla corsia dei tram, passano molti camion e anche le doppie file stanno diventando un problema. Poi la segnaletica all’imbocco è davvero carente. Le pare normale che ogni giorno si fermino qui quattro o cinque persone che mi chiedono indicazioni per il centro cardiologico Monzino al ponte Lambro?» TRA VIA CUSI e via Beldiletto si trova, invece, l’autovelox di Famagosta. Il prefetto lo aveva autorizzato nel 2003, rivela il Codacons, ma l’installazione è avvenuta solo lo scorso marzo anche a causa del tragico incidente di un anno fa in cui persero la vita una donna incinta, il nascituro e il figlio di quattro anni. Forse anche per questo la gente del posto è restia a parlare di quell’occhio elettronico posto su un paletto tra i cespugli della carreggiata centrale. «Cinquanta chilometri all’ora — dice Marco, studente fuori sede — è un limite un po’ basso, viste la caratteristiche della strada, però è anche vero che qui la sera alcuni vanno proprio forte, anche gli autobus». Nella strada adiacente ci sono due bar a poca distanza e davanti a un caffè Riccardo, impiegato, ci spiega come i semafori possano diventare un’arma a doppio taglio: «Ce ne sono tre di fila in quel tratto, quindi chi guida ha gli occhi aperti. Evitare il rosso, però, è una tentazione troppo grande per il piede destro e così in tanti abboccano al tranello». Fausto Nicastro.
nicastro fausto

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