16 Febbraio 2019

Via le polemiche dal Festival di Sanremo

N on sono un amante del Festival di Sanremo e pertanto non lo seguo. Quest’ anno però sono stato colpito dalla polemica sul vincitore «social» (cioè con televoto che incide per il 50% sul voto finale e composto da circa due milioni di telespettatori) e il vincitore definitivo. Il più votato è stato Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, nato a Roma, con la canzone «I tuoi particolari» con il 46,5% contro il 14,1% del secondo, Alessandro Mahmoud, italo-egiziano nato a Milano in arte Mahmood, con la canzone «Soldi»: praticamente quattro volte di più. Percentuali ribaltate dopo che si è espresso l’ altro 50% di votanti, cioè il 20% della Giuria di qualità (8 giurati variamente appartenenti al mondo dello spettacolo) e il 30% della sala stampa del festival (200 giornalisti). Questi ultimi due gruppi hanno stravolto il risultato finale proclamando vincitore Mahmood con il 63,7% e secondo il suo rivale Ultimo con il 56,2%. Risultato: telespettatori infuriati, web impazzito che si sfoga «Allora diciamolo che il televoto non conta nulla». All’ annuncio poi del terzo posto de «Il Volo» con la canzone «Grande Amore» la sala stampa esulta con parolacce e Ultimo, arrivato in sala stampa all’ una e mezza di notte, dopo la proclamazione del podio, con il volto stravolto dalla rabbia attacca in maniera spropositata i giornalisti presenti con «Mi avete rotto il c…». Vien da pensare: l’ educazione o il cosiddetto politicamente corretto che fine hanno fatto? Non ho parole. Uno spaccato di istintività tout court. Il Codacons, l’ Associazione dei consumatori, presenta l’ indomani un formale esposto all’«Autorità per la concorrenza»: con la motivazione che «Il voto del pubblico da casa è stato di fatto umiliato, con conseguenze enormi sul fronte economico, considerato che gli spettatori hanno speso soldi attraverso il televoto, reso inutile dalle decisioni di altre giurie». È intervenuta anche la politica con Salvini e altri. Le canzoni sia di Mahmood e di Ultimo mi sono piaciute molto, sia per il testo che per la melodia più o meno ritmica, ma altra cosa è il meccanismo del voto che umilia o illude il pubblico di poter decidere il proprio beniamino e crea attriti fortissimi tra i concorrenti in gara; atteggiamenti che non rientrano nello spirito di sana rivalità artistica. Vorrei che i giovani cantanti che si avvicendano su un palco prestigioso qual è il Festival di Sanremo venissero valutati per la propria voce e la faccia che coraggiosamente ci mettono e non per altri fini oscuri. Lo stesso Baglioni, direttore artistico si è detto propenso, nella prossima edizione, ad alzare «il peso del televoto» dei telespettatori affermando però «che c’ è un certo timore a diminuire il peso o a togliere il voto della sala stampa, perché qualcuno teme che si possa creare un clima ostile». Personalmente contesto anche la frase araba «Waladi waladi habibi ta’ aleena», contenuta nella canzone di Mahmood trattandosi, fino a prova contraria, di un festival della canzone italiana L’ espressione comunque significa letteralmente «Figlio mio, figlio mio, amore vieni qua», ed è stata inserita nel testo perché era un’ espressione che Mahmood sentiva spesso pronunciare quando era bambino dal padre prima che questi abbandonasse la famiglia e sparisse nel nulla. Mahmood precisa che la sua canzone «non parla di soldi a livello materiale perché parla di come i soldi possono cambiare i rapporti all’ interno della famiglia» ed ancora l’ espressione «Beve champagne sotto Ramadan» è un verso per dire «Predichi bene e razzoli male». Gianni Zambaldi – Trento.

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