2 Gennaio 2010

Via alla class action in Italia la prima è contro le banche

MILANO – Ai nastri di partenza, pronti a scattare, c´erano gli avvocati del Codacons. Che ieri, al primo giorno utile, hanno presentato ai Tribunali di Torino e Roma due ricorsi contro le banche, per le commissioni che hanno sostituito il balzello sul massimo scoperto; un´iniziativa resa possibile dall´entrata in vigore, anche in Italia, della legge che disciplina le class action. Da ieri infatti è possibile promuovere azioni collettive per far valere i propri diritti violati (anche se in versione attenuata rispetto al testo originario) e così il Codacons ha potuto intraprendere la prima azione legale contro Intesa Sanpaolo e Unicredit. «Anche in Italia diventa finalmente operativo uno strumento di civiltà, essenziale per la tutela dei consumatori e già attivo in altri paesi sviluppati» ha sottolineato Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico, ricordando che «ora è più semplice, concreto ed effettivo l´esercizio dell´azione collettiva e viene semplificato il meccanismo di liquidazione del danno». Tuttavia, altri puntano il dito sulla versione “edulcorata” della legge: «Il governo – afferma il responsabile economia del Partito Democratico, Stefano Fassina – ha mutilato lo strumento della class action rispetto alla legge voluta dal ministro Bersani. Ha reso infatti enormemente più complicato e costoso per i cittadini-consumatori difendersi dagli abusi e dai disservizi, e ha indebolito le possibilità d´intervento delle associazioni dei consumatori: Scajola fa propaganda». Tornando alla class action contro le commissioni bancarie, per gli istituti di credito il conto rischia di essere salato: secondo le stime dell´associazione in difesa dei consumatori, se il Tribunale accoglierà l´azione promossa dal Codacons, la somma che potrà essere richiesta in giudizio dalle migliaia di correntisti interessati sarà pari ad un miliardo di euro per ciascuna banca. E non è detto che sia l´unico pedaggio che gli istituti di credito si troveranno a fronteggiare: la class action partita ieri ufficialmente, infatti, prende le mosse dalla denuncia dell´Antitrust di un paio di giorni prima, che proprio alla vigilia della fine dell´anno ha preso carta e penna ed ha spedito una lettera al governo, al Parlamento e alla Banca d´Italia, spiegando che la commissione di massimo scoperto abolita per legge in agosto è rientrata dalla finestra. E come spesso accade, la “recidiva” è stata anche peggiore della malattia iniziale. Chi si trova ad andare “in rosso” sul conto corrente senza avere un fido paga tanto più di prima: il doppio ma anche fino a quindici volte di più rispetto al vecchio “massimo scoperto”, in cinque casi sui sette analizzati (ma le banche sono molte di più, perché sono state prese in esame anche le controllate). La situazione migliora nel caso ci sia un fido accordato ma anche stavolta c´è un effetto perverso: il balzello dello 0,5% trimestrale, infatti, è più basso rispetto ai valori medi precedenti ma ha lo svantaggio di essere applicato comunque (è una commissione fissa ora) e non solo se si va in rosso. Quindi, spiega l´Antitrust, il vantaggio c´è solo se si utilizza il fido almeno per la metà; insomma, sono penalizzati i clienti più virtuosi.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox