6 Novembre 2015

Via al maxiprocesso per Mafia Capitale «Carminati parlerà»

Via al maxiprocesso per Mafia Capitale «Carminati parlerà»

Fuori ci sono il cantante Povia che si fa pubblicità («senza euro non ci sarebbe corruzione», spiega), gli ultras di Ignazio Marino, precari che manifestano. Dentro, nell’ aula Occorsio del tribunale di Roma, davanti anche a comuni cittadini venuti «a vedere in faccia questi di Mafia Capitale», comincia il processo alla “piovra romana”: 46 imputati, decine di avvocati, oltre 130 udienze previste fino a luglio, giornalisti anche dall’ estero. «In faccia», però, non si possono vedere quattro figure chiave: Massimo Carminati, l’ ex terrorista nero, Salvatore Buzzi, l’ uomo delle cooperative (che vuole patteggiare, se saranno escluse le aggravanti mafiose), Roberto Brugia e Fabrizio Testa, in videoconferenza dal carcere. Anche se le difese protestano, perché si rallentano i contatti legale-cliente: «La distanza di Buzzi e Carminati si spiega con il ruolo di capi attribuito loro», replica il pm Cascini. In aula, altri imputati: parola d’ ordine, negare si possa parlare di “mafia”. Amatriciana Luca Odevaine, ex membro del Tavolo sull’ Immigrazione: «Ho sbagliato, collaboro con i magistrati. A Roma non c’ è un sistema mafioso che gestisce la città, a Roma le cose si trascinano». Il costruttore Daniele Pulcini: «Sono tangenti all’ amatriciana. C’ è la corruzione? Sai che novità. Basta andare in un ufficio del Comune per vedere funzionari che hanno la jeep, la casa al mare e in montagna. Mi dici come si fa?». Giosuè Naso, difensore di Carminati: «Chiarirà tante cose», perché finora non ha parlato, però «è un processetto dopato». “Processetto”, alla De Luca. Ma sono 55 le richieste di costituirsi parte civile: dai grillini – con Lombardi e De Vito che fanno campagna elettorale («Siamo gli anticorpi della Capitale») – a Confindustria, dal Viminale al Campidoglio che, però, secondo il Codacons, non lo merita, perché «la gestione irregolare degli appalti ha causato un danno di un miliardo». Il processo riparte il 17 novembre a Rebibbia. L’ 11 dicembre, invece, il gup risponderà sul caso di Gianni Alemanno: la procura chiede il rinvio a giudizio per corruzione e illecito finanziamento. «Ogni accusa connessa all’ aggravante mafiosa è caduta», nota l’ ex-sindaco.
 

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