27 Settembre 2013

Vertici Monte dei Paschi alla sbarra, s’ inizia con un rinvio

Vertici Monte dei Paschi alla sbarra, s’ inizia con un rinvio

 

SIENA. Aperto e subito rinviato al 3 ottobre il primo processo sull’ acquisizione di Antonveneta da parte di Banca Monte dei Paschi di Siena che vede imputati l’ ex presidente Giuseppe Mussari, l’ ex dg Antonio Vigni e l’ ex capo area finanza Gianluca Baldassarri. Per l’ accusa avrebbero «occultato» il contratto stipulato dal Monte con Nomura per la ristrutturazione del derivato Alexandria. La richiesta di costituirsi parte civile, presentata dai nuovi vertici di Rocca Salimbeni, da Banca d’ Italia, da tre Associazioni di consumatori e dai piccoli azionisti, ha costretto i giudici a concedere una settimana di tempo ai difensori per studiare le carte. Un processo molto atteso a Siena, anche se l’ unico imputato presente ieri in aula era Baldassarri (agli arresti domiciliari dopo essere stato quasi 6 mesi in carcere). A un anno e mezzo dal blitz del 9 maggio 2012, quando oltre 100 finanzieri si presentarono nella sede del Monte, nelle abitazioni private e negli uffici degli ex vertici (ma anche nelle sedi di 11 banche, del Comune e della Provincia di Siena) hanno portato i primi imputati a processo. Davanti ai giudici del tribunale di SienaLeonardo Grassi (presidente), Nadia Garrapa e Paolo Bernardini – Mps ha chiesto di costituirsi parte civile solo nei confronti di Baldassarri. Una decisione spiegata dall’ avvocato Giovanni Accinni («l’ istituto ha subito quantomeno un danno reputazionale oltremodo significativo»), perché contro Mussari e Vigni è stata presentata azione di responsabilità al tribunale civile di Firenze. L’ udienza è fissata per il 16 dicembre. Analoga richiesta, ma contro tutti gli imputati è stata presentata poi da Banca d’ Italia (che è anche parte offesa nel procedimento), da Adusbef, Codacons, Confconsumatori, da circa 200 risparmiatori e da due soci senesi. In assenza di Mussari e Vigni sono stati i loro legali ha parlare con i giornalisti e, dopo aver assicurato la presenza dei loro assistiti nelle udienze future, «quando si entrerà nel merito», a rispondere su alcune delle accuse formulate dai pm. Il contratto con Nomura, ritrovato il 10 ottobre scorso dall’ ad di Mps Fabrizio Viola nella cassaforte dell’ ufficio di Vigni, secondo il difensore dell’ ex dg, in realtà era «nella cassaforte ufficiale di Mps: nessuno ha tentato di nasconderlo». Ancor più deciso l’ avvocato Tullio Padovani, che insieme a Fabio Pisillo difende l’ ex presidente: «Mussari è più che innocente, è una vittima. Aspettiamo il processo con serena coscienza di poter dimostrare l’ innocenza di Mussari se disporremo di un processo serio e onesto». Si riparla, intanto, della morte di David Rossi, l’ ex responsabile dell’ area comunicazione di Mps gettatosi dalla finestra del suo ufficio la sera del 6 marzo scorso. L’ uomo da tempo «tornava a casa preoccupato sia per il lavoro sia per le indagini in corso sulla banca», ha ripetuto la moglie Antonella Tognazzi che, anche per questo, si è opposta all’ archiviazione e ha chiesto agli inquirenti di proseguire le indagini sul fascicolo aperto dai pm Nicola Marini e Aldo Natalini con l’ ipotesi di istigazione al suicidio. Una decisione che, evidentemente, secondo lei il marito non avrebbe mai preso se non spinto da eventi esterni. I magistrati, il 2 agosto scorso, avevano chiesto al gip l’ archiviazione. In qualche modo legato alla vicenda un mese prima, il 5 luglio, i due pm avevano aperto un altro fascicolo nel quale vi sarebbero due persone indagate dopo la diffusione delle ultime email inviate da Rossi all’ ad di Mps Fabrizio Viola. «I magistrati indaghino su tutti gli aspetti» legati alla morte di David dice la vedova di Rossi.

 

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