15 Febbraio 2019

Vertenza latte in Sardegna. L’Antitrust indaga sull’esposto del Codacons

 

L’Antitrust indaga sui prezzi del latte sardo a seguito di formale esposto presentato nei giorni scorsi dal Codacons, esposto di cui oggi l’associazione rende noti i contenuti. Ma non basta: si attende ora che anche le Procure della Repubblica di Nuoro e Roma aprano una analoga indagine sulla base della denuncia penale depositata dal Codacons.

Si legge nell’esposto dell’associazione all’Antitrust: “Continuare a determinare il prezzo del latte in funzione della produzione del Pecorino romano, rischia di generare una situazione di abuso da parte dell’impresa di trasformazione, tale da recare un pregiudizio alla controparte. Ad esempio, l’imposizione di condizioni ingiustificatamente gravose determina un abuso quando la controparte è destinataria di un trattamento squilibrato nella relazione commerciale, specie in materia di prezzi, che risulti economicamente insostenibile […] Si chiede pertanto di avviare apposita istruttoria per verificare se sussista una effettiva situazione di dipendenza economica sanzionabile ai sensi dell’art. 62 del d.l. 1/2012 in combinato disposto con l’art. 4, lett. c) del D.M. 199/2012; accertare se sussistano gli estremi per un commissariamento del Consorzio ai sensi dell’art. 6 del d.lgs. n. 297 del 2004; ad accertare se sussista un patto tra le aziende di trasformazione diretto a tenere bassi i prezzi del latte alla stalla allo scopo di ricavarne benefici economici in danno dei produttori; disporre l’applicazione della sanzione di cui al comma 6 dell’art. 2 del d.l. n. 1/2012”.

Ma per il Codacons non basta: ci aspettiamo che ora, dopo l’Antitrust, anche le Procure di Nuoro e Roma aprano una formale indagine penale sulla vicenda del latte sardo, alla luce dei possibili reati a danno degli allevatori. Nell’esposto alle due Procure l’associazione riporta la denuncia Coldiretti Sardegna secondo cui i pastori, per necessità di liquidità, sono costretti a firmare impegni sui prezzi di vendita del loro latte in bianco “in totale spregio delle disposizioni dell’art. 62 del d.l. n. 1 del 2012 che vietano, tra l’altro, nelle relazioni commerciali tra operatori, di imporre direttamente o indirettamente condizioni di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose. Sul piano propriamente penale, sembrano configurarsi gli estremi di una vera e propria estorsione ai sensi dell’art. 629 c.p. condotta a danno degli allevatori […]

Ancora, non sembrano potersi escludere neppure i profili della violenza privata, ai sensi dell’art. 610 c.p., tenuto conto che lo stato di coercizione in cui versano i pastori, pur di disporre della necessaria liquidità per riuscire almeno a sostenere i costi di produzione per non cessare definitivamente l’attività, li costringe a vivere in condizioni di totale precarietà sul piano psicologico, morale ed economico […]

il fatto che proprio il Consorzio non abbia tenuto conto dell’invito dell’Autorità a rispettare il piano di regolazione dell’offerta del formaggio Pecorino romano DOP, lascia presumere anche gli estremi dell’associazione per delinquere ai sensi dell’art. 416 c.p. avendo agito i trasformatori e gli industriali del latte con una condotta comune per realizzare i reati che sembrano profilarsi anche alla luce della fattispecie di aggiotaggio di cui all’art. 501 c.p.”

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