2 Luglio 2013

Vertenza del gruppo Natuzzi mobilità per 1.726 lavoratori

Vertenza del gruppo Natuzzi mobilità per 1.726 lavoratori

• ROMA. A maggio 2013 il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 140mila, aumenta dell’ 1,8% rispetto ad aprile (+56mila) e del 18,1% su base annua (+480mila). L’ aumento interessa sia la componente maschile sia quella femminile. Il tasso di disoccupazione si attesta al 12,2%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto a aprile e di 1,8 punti nei dodici mesi. Lo rende noto l’ I s t at . Gli occupati sono 22 milioni 576mila, in diminuzione dello 0,1% rispetto ad aprile (-27mila) e dell’ 1,7% (-387mila) su base annua. Il tasso di occupazione, pari al 56%, diminuisce di 0,1 punti percentuali nel confronto congiunturale e di 1 punto rispetto a dodici mesi prima. A maggio tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 647mila e rappresentano il 10,7% della popolazione in questa fascia d’ età. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l’ incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 38,5%, in diminuzione di 1,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e in aumento di 2,9 punti nel confronto tendenziale. Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,2% rispetto al mese precedente (-35 mila unità) e dello 0,9 % rispetto a 12 mesi prima (-127 mila). Il tasso di inattività si attesta al 36,1%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali su base mensile e di 0,3 punti su base annua. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, commenta: «Il nuovo record della disoccupazione in Italia dello scorso maggio è un dato che purtroppo non potevamo fare altro che aspettarci». Secondo il numero uno degli industriali, il numero dei senza lavoro «riflette l’ andamento dell’ economia reale». E sulla questione interviene il Codacons: «Le nuove stime dell’ Istat sulla disoccupazione sono la dimostrazione che i miliardi finora investiti per aiutare le imprese fin dal decreto Salva Italia, sotto forma di riduzioni di Irap e di aiuti alla crescita economica, non sono serviti a nulla. Purtroppo anche il pacchetto lavoro varato dal governo la settimana scorsa pare sia destinato al fallimento». Per l’ associazione a tutela del consumatore, infatti, «fino a che le famiglie sono sul lastrico anche le imprese non avranno alcuna speranza di uscita dal tunnel». In altre parole, secondo il Codacons «proporre alle industrie che stanno sull’ orlo del fallimento un incentivo per assumere giovani ha il sapore della beffa». Ecco perchè, sottolinea, «non basta il rinvio dell’ I va , peraltro provvisorio, per risolvere il problema, dato che questo è semmai un mancato aumento di tasse e non certo una riduzione». Il Codacons chiede invece «lo sblocco della rivalutazione degli stipendi dei dipendenti pubblici e dei pensionati ed il blocco, almeno fino al 2015, di tutte le tariffe e gli aumenti previsti, a cominciare dalla Tares». E anche nell’ eurozona, a maggio la disoccupazione è balzata al 12,1% dal 12% di aprile: a comunicarlo è l’ Istat. • ROMA. La crisi si abbatte sulla Natuzzi. Il gruppo dei divani di Santeramo in Colle ha annunciato la mobilità per 1.726 lavoratori e la chiusura di due stabilimenti: Ginosa (Taranto) e Matera. Il piano del Gruppo è stato illustrato a Roma nella sede di Confindustria alla presenza dei sindacati nazionali e locali. L’ azienda cardine del distretto del mobile imbottito fra Puglia e Basilicata ha spiegato che l’ obiettivo da raggiungere, in una situazione che «si è ulteriormente aggravata», è «la salvaguardia dell’ azienda». I dirigenti del gruppo hanno sottolineato che «il gap che attualmente separa i costi industriale di Natuzzi da quelli dei principali competitor stranieri e di alcuni concorrente sleali insediati nel distretto è enorme», al punto che negli ultimi sei anni, dal 2007 al 2012, «il gruppo ha registrato un Ebit (il risultato prima degli oneri finanziari e delle tasse) negativo per circa 140 milioni di euro, largamente imputabile agli elevati costi industriali e all’ altissimo costo del lavoro». Ciò concorre, sostiene la società, a rendere «gli attuali organici in Italia non più sostenibili e tecnicamente non possono più essere gestiti attraverso la cassa integrazione». Natuzzi, che si è detto «consapevole dell’ impatto nel territorio» che la riorganizzazione produrrà, ha auspicato che «attraverso il dialogo e l’ intervento congiunto di istituzioni, sindacati e di Natuzzi spa possa scaturire un percorso condiviso per trovare soluzioni efficaci e sostenibili». Sulla questione interviene il presidente della Giunta regionale pugliese, Nichi Vendola: «Ho chiesto al ministro per lo Sviluppo Economico Flavio Zanonato, l’ immediata convocazione, presso il ministero, di un tavolo nazionale dedicato alla ricerca di possibili soluzioni per la vertenza Natuzzi che, in queste ore, sta prendendo una piega assolutamente inaccettabile e pericolosa». «Prendiamo atto che il piano industriale, presentato a Roma, in Confindustria, è un piano di lacrime e sangue, che va oltre ogni ragionevole condivisione – continua – La chiusura di ben due stabilimenti e la messa in mobilità di oltre 1700 dipendenti non può che destare preoccupazione e allarme. È però indispensabile – osserva – a questo punto, che intervenga il governo nazionale e che intervenga con serie e credibili proposte di politica industriale che, fino a questo momento, hanno più brillato per assenza che non per efficienza e concretezza. La vertenza Natuzzi è anche la conseguenza di troppi anni di latitanza di politiche industriali. Per quanto ci riguarda, ho già annunciato – conclude Vendola – l’ avvio di un tavolo operativo di confronto per combattere la piaga del sommerso che, in Puglia ma non solo, genera fenomeni pericolosissimi di abbassamento del costo del lavoro e di cancellazione di diritti fondamentali». Da registrare anche l’ intervento dell’ assessore alle Attività produttive della Regione Basilicata, Marcello Pittella: «Il governo nazionale deve ritrovare un ruolo centrale nella soluzione delle crisi complesse che interessano i comparti produttivi del salotto e dell’ auto motive». E l’ on. Cosimo Latronico (Pdl) annuncia un’ interrogazione al governo. E veniamo alle reazioni sindacali nazionali e locali. «Far ricadere solo sui lavoratori le conseguenze di una gestione aziendale a dir poco fallimentare è profondamente sbagliato e ingiusto. Ci opporremo con ogni mezzo alle intenzioni dell’ azienda, che se attuate avrebbero conseguenze sociali inimmaginabili», ha dichiarato il segretario nazionale della Filca-Cisl, Paolo Acciai. In una nota il segretario generale di Puglia dello stesso sindacato, Crescenzio Gallo, precisa che «le 1.726 unità lavorative degli stabilimenti dell’ area murgiana.

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