Verona città cara,prezzi alle stelle
Le rilevazioni confermano che rispetto a novembre il costo della vita continua a crescere soprattutto per alimentari e carburanti Verona città cara prezzi alle stelle di Alessandro Azzoni La stretta sui prezzi al consumo non molla la presa. Su base semestrale, ossia dallo scorso novembre ad oggi, i prezzi di alcuni tra i beni e i servizi di consumo più diffusi mostrano a Verona una crescita superiore al 3%. Facile quindi ipotizzare un tasso annuo superiore al 5%. Il dato emerge dalla periodica rilevazione de L`Arena su dati diffusi dall`Osservatorio prezzi e tariffe dell`Istat.Il conto della spesa si fa sempre più salato soprattutto per i generi alimentari (per l`ortofrutta in particolare) per non parlare dei carburanti, del gasolio in particolare. Per quando riguarda il cibo, le impennate più preoccupanti riguardano prodotti a basso valore aggiunto come il latte, il burro, lo yogurt, la farina e la pasta. Gli incrementi semestrali variano qui tra i 7 e il 15%. Relativamente al latte (italiano), nei supermercati scaligeri il suo prezzo oscilla tra 0,80 e 1,80 euro, con un prezzo medio di 1,48. Dati alla mano il suo costo è aumentato del 25% in meno di due anni, con una corsa al rialzo tutt`altro che vicina alla fine, visto che l`aumento del costo della materia prima non si è ancora trasferito interamente sul prodotto finale. Altro aumento record è quello della pasta; in soli sei mesi il rincaro è vicino al 15%. Meno marcato l`aumento del prezzo del pane comune, in crescita tra il 3 e il 4%. In questo caso spicca soprattutto l`apprezzamento del grano e quindi della farina, anche se la Coldiretti precisa che il suo valore incide al massimo per il 12-15% sul prezzo finale. Stabile, fortunatamente, il prezzo della carne, ma non quello delle uova, fatto che si sta ripercuotendo sui costi dei prodotti dolciari, dai biscotti alle merendine. VERONA CITTÀ PIÙ CARA. Da un veloce confronto dei prezzi in alcune città italiane, salta fuori che Verona ha buone probabilità di essere una delle prime città italiane in materia di caro vita. Di sicuro più cara di Brescia, di Padova, di Bologna, di Roma o di Milano. Abbiamo riempito un ipotetico carrello della spesa con una quindicina di prodotti che più di frequente finiscono in dispensa o nel frigo, tra cui pasta, pane, carne, latte, latticini, uova, biscotti, verdura e olio d`oliva, prendendo il loro costo al chilo. Alla cassa, da una città all`altra il conto degli stessi acquisti è ben diverso, con una percentuale di oscillazione che sfiora il 12% tra quella più cara e quella meno. Spenderemmo poco più di 93 euro a Trento (il capoluogo meno caro), 97 a Brescia, pochi decimi in più a Modena, 100 a Roma, 98 a Padova e 99 a Milano. A Verona il conto si avvicina ai 105 euro. LA CONFERMA DELLE ORGANIZZAZIONI. A conferma di ciò arrivano i dati del Codacons che da anni evidenzia una situazione di strana differenziazione geografica dei prezzi, anche all`interno della stessa regione. Il Nord Italia è chiaramente l`area più penalizzata. Un paniere di otto prodotti di larga diffusione al Nord costa mediamente 19,05 euro, al Centro 18,45 ed al Sud 14,70. Per la carne (10 qualità diverse con prezzo al chilo) spenderemmo 108,40 euro al Nord, 104,30 al Centro e 85,45 al Sud.
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