14 Maggio 2016

Verona, arrestati tre dirigenti Ulss

Verona, arrestati tre dirigenti Ulss
ai domiciliari l’ ex capo dell’ antidroga giovanni serpelloni. nell’ inchiesta altri tre indagati

Tentata concussione e turbativa d’ asta. Queste le accuse contro Giovanni Serpelloni, all’ epoca dei fatti a capo del Dipartimento di prevenzione per le tossicodipendenze di Palazzo Chigi (dal 2008 al 2014), quando era sottosegretario a “Droga e famiglia” Carlo Giovanardi. Serpelloni, 61 anni, è stato arrestato ieri (ai domiciliari) in un’ operazione del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Verona assieme ad altri due dirigenti che con lui guidavano il Sert dell’ Ulss 20 di Verona: il dottor Maurizio Gomma, 59 anni, che aveva diretto il Servizio negli anni in cui Serpelloni era a capo del Dipartimento Politiche antidroga di Palazzo Chigi, ed il dirigente medico Oliviero Bosco, 58 anni. Indagati una collaboratrice del Sert dell’ Ulss 20 e i due titolari dell’ azienda che era risultata vincitrice dell’ appalto ritenuto turbato. L’ inchiesta nasce dalla denuncia presentata, sembra ancora nel 2013, dall’ imprenditore veronese proprietario dell’ azienda “Ciditech Srl” titolare del software “Mfp” (uno strumento per la gestione degli appuntamenti dei vari operatori del Servizio tossicodipendenze). Secondo l’ ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip, Luciano Gorra, su richiesta del pubblico ministero Paolo Sachar, i tre dirigenti dell’ Ulss veronese sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dei reati di tentata concussione e turbativa d’ asta, in relazione a condotte poste in essere tra il 2012 e il 2014. In pratica, vantando di aver partecipato o di essere i veri ideatori del software poi adottato dalle Ulss di tutt’ Italia, secondo le indagini, avrebbero preteso dalla società assegnataria dell’ assistenza e manutenzione del software, dapprima una percentuale sulle somme incassate e successivamente, a nome dell’ Ulss 20 ma all’ insaputa della Direzione Generale, la somma di 100.000 euro a titolo “risarcitorio”, pena la revoca dell’ incarico. Ed infatti, probabilmente dopo che l’ imprenditore si sarebbe rifiutato di pagare, ad un certo punto viene fatto un bando per cambiare l’ azienda che aveva in gestione il software. E qui, secondo gli inquirenti, vi sarebbe stata la turbativa d’ asta, con la gara assegnata, con collusione e mezzi fraudolenti secondo l’ accusa, ad una società compiacente, i cui soci-amministratori risultano oggi a loro volta indagati. Una vicenda che vede i tre medici, sempre per la vicenda del gestionale “Mfp”, già al centro da mesi di una vertenza davanti al Tribunale del lavoro dopo che l’ Ulss 20 aveva deciso il licenziamento in tronco per Serpelloni nel gennaio 2015 e per Gomma e Bosco a novembre 2014 dopo che loro avevano ceduto i diritti intellettuali del software Mfp al Codacons, secondo l’ Ulss illecitamente. Pochi mesi dopo, nell’ agosto 2015, il giudice del lavoro reintregrava tutti e tre i medici nei loro ruoli dirigenziali all’ Ulss 20 perché la decisione era stata presa «in violazione delle regole stabilite dalla legge e dalla contrattazione collettiva». Un vizio di forma contro cui aveva subito ricorso l’ Ulss 20 con l’ allora direttore generale, Giuseppina Bonavina, che affermava: «Prendiamo atto, ma noto come anche in questa occasione non una parola viene spesa sulla doverosità e necessità dell’ azione disciplinare avviata nei confronti del dottor Giovanni Serpelloni, come se i fatti oggetto di contestazione fossero irrilevanti mentre era stato licenziato perché, con i dottori Bosco e Gomma, si era appropriato di un bene dell’ Ulss 20, cedendolo addirittura ad un terzo». Il riferimento è al software Mfp «messo a punto utilizzando soldi pubblici tra cui anche 700 milioni di lire della Regione». © riproduzione riservata.

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