“Vergogna, vergogna“: la rabbia dei risparmiatori
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fonte:
- Gazzetta di Parma
Migliaia i cittadini truffati: ma meno di dieci quelli presenti al processo
I numeri del paradosso: migliaia e migliaia i risparmiatori truffati dalla Parmalat, meno di dieci quelli presenti ieri al processo sul crac del secolo. Nell`aula del Centro congressi i “gabbati“, le vittime, la gente che ha perso tutti i soldi accumulati in una vita e investiti in bond, obbligazioni e titoli dell`azienda di Collecchio, se ne stanno zitti con le braccia conserte e aspettano. Aspettano, come stanno facendo da cinque anni, di rivedere il loro denaro. Maria Luisa e suo marito, due coniugi pavesi, nemmeno ci credono più: “Ormai non ci spero più – dice lei – credevo nella legge e nel rispetto, mi sento tradita. E se penso che Tanzi se ne sta nella sua bella villa, mentre c`è gente che si conta gli euro in tasca per campare… non so cosa gli direi…“. La rabbia, la rassegnazione, l`orgoglio di essere presenti al processo per farsi ancora sentire, sono gli elementi che accomunano i dieci, forse meno, risparmiatori presenti ieri. Rita Cipriani, 53 anni, milanese, se ne sta lì con il suo cartello arancione: sopra c`è scritto “Vergogna, vergogna, vergogna “. Spiega che sua figlia “ha perso dieci milioni di vecchie lire, è una ricercatrice, una sveglia, credeva in Parmalat ma l`hanno ingannata come tutti quanti. Il primo vergogna è nei confronti di Tanzi, il secondo delle banche che sapevano, il terzo per la legge di questo Paese che farà finire tutto in prescrizione“. Se si trovasse di fronte al cavalier Tanzi, Rita lo guarderebbe “dritto in quegli occhi freddi, senza un filo di timore, ma sono convinta che lui li abbasserebbe: non può reggere lo sguardo di chi ha truffato“. Poi c`è Valseno Giovanardi, 73 anni, uno che col crac s`è visto bruciare sotto gli occhi “i miei 60 mila euro. Ne ho recuperati una ventina investendo nella nuova Parmalat. Adesso sono qui per portare la mia testimonianza, provo tanta rabbia. Di certo non potrei dire del bene delle persone che mi hanno rubato i risparmi e che ora in questa giustizia mascherata rischiano di non pagare nemmeno. Aspettiamo, la speranza è l`ultima a morire“. Marisa Zaccaria invece, 74 anni, giovedì notte ha infilato i documenti nella borsa e da Roma a raggiunto Parma per venire al processo: “Io e mia nipote, a testa, abbiamo investito 10 milioni in Parmalat. Oggi (n.d.r.: ieri per chi legge) sono venuta qui per dare dei documenti all`avvocato del Codacons, per vedere se come parte civile si può riuscire ad avere indietro qualcosa. A persone che conosco hanno mangiato la liquidazione, i soldi di una vita: c`è l`ho con le banche, la direzione della azienda, tutti quelli che sapevano e non hanno detto. E ora chi paga? Noi. In più, come regalo, c`è anche la beffa: un processo destinato a durare anni“. Andrea Cogo, operaio di 41 anni, per venire al processo ha caricato sul treno la sua bicicletta con le bottiglie di latte Parmalat appese al manubrio: è partito alle tre di notte da Treviso, ieri era in città per gridare giustizia. “Ho perso 80mila euro ma non mi rassegno, ho rinunciato ad un giorno di lavoro per essere qui, arrabbiato e stanco, per dire a chi mi ha fregato che è un delinquente. Io sono un trasversale, sono vicino all`Unione democratici consumatori, ma spero in una politica che dia delle risposte. Chiedo giustizia“. La stessa giustizia che chiedono “i 350 risparmiatori che difendo“ dice l`avvocato Federico Palestro, la stessa giustizia che vogliono “i nostri 200 associati truffati“ dicono le donne della Federconsumatori Piacenza. La stessa giustizia che vogliono tutti, anche quelle migliaia di gabbati che ieri non c`erano. La protesta Il cartello di una risparmiatrice ieri a Parma.
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