11 Maggio 2020

«Verdura, latte e carne più cari Ma ai produttori solo briciole»

il presidente della cia antenore cervi punta il dito contro la grande distribuzione «è un mix di cause tra maggiori spese e speculazioni. meglio i piccoli mercati»
REGGIO EMILIA«I prezzi di ortofrutta, latticini e carne sono lievitati per i consumatori ma i guadagni per gli agricoltori sono in picchiata. Ci guadagnano solo gli intermediari». L’ allarme è stato lanciato dal presidente della Cia di Reggio Emilia, Antenore Cervi, nella settimana in cui sono stati riaperti i mercati, limitati agli alimentari. «Non è la solita lamentela e non lo diciamo noi: lo affermano i dati Istat, che a marzo registrano il segno più su tantissimi prodotti di largo consumo, e il Codacons, che segnala incrementi anche a doppia cifra per frutta e verdura – prosegue Cervi – Lo può constatare chiunque vada a fare la spesa. Di certo i prezzi alla produzione sono calati. Faccio qualche esempio: il Parmigiano-Reggiano 12 mesi è passato da 11 euro al chilo in ottobre agli 8 euro attuali; il suino vivo per la Dop al macello da 1,80 al chilo in dicembre all’ 1,15 euro di oggi; gli asparagi, che di solito si aggirano sui 5-6 euro all’ azienda, ora sono oltre i 10 euro in negozio (fortuna che sono di stagione). È crollato il prezzo del latte fresco all’ allevatore fino al -19%: siamo sullo 0,35 al litro pagato all’ azienda, invece per il consumatore è in lieve aumento, soprattutto il latte a lunga conservazione che viene dall’ estero. Spesso e volentieri i grossi gruppi acquirenti non rispettano nemmeno gli accordi perché, con la minaccia di non ritirare il latte perché non riuscirebbero a collocarlo, in una prima fase hanno addirittura imposto il calo di produzione, ma le mucche non sono rubinetti».Chi ci guadagna?«A guadagnarci in questa fase è la Grande distribuzione, naturalmente, oltre a trasportatori e piccoli rivenditori: tutti gli intermediari».Eppure i grandi supermercati negano di “marciarci”. «La colpa è di un mix di cause: nell’ intermediazione ci stanno in parte motivi reali e in parte speculazioni. È vero che la Gdo ha dovuto sostenere costi maggiori: per logistica, sanificazione, personale e quant’ altro, costi che hanno superato anche il milione di euro per catene importanti. Ai fattori nazionali, come i ristoranti e il turismo venuti meno, occorre poi aggiungere quelli internazionali; a esempio il prezzo del suino era già alto perché la morìa di maiali in Cina ha fatto schizzare le importazioni a livello mondiale, oggi è calato eppure il consumatore ha continuato a pagarlo uguale. Non sempre si tratta di un aumento dei prezzi al consumo».Al cliente Cervi consiglia «di acquistare italiano e comprare nei mercatini soprattutto per frutta e verdura: solo così viene pagato il giusto prezzo al produttore. La Cia non è mai stata per il protezionismo, anzi: abbiamo prodotti di eccellenza come Parmigiano e prosciutto che vivono di export, ma in questa fase se non puntiamo all’ autosufficienza nell’ alimentare saranno guai. All’ inizio del contagio i prezzi dei cereali sono aumentati all’ ingrosso perché le navi dal Sudamerica non arrivavano per paura della quarantena e i paesi dell’ Est avevano fermato l’ export». –AM.P.© RIPRODUZIONE RISERVATA.

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