17 Dicembre 2001

Ventuno anni dopo migliaia di famiglie ancora nei container

IL SISMA DEL 1980

Ventuno anni dopo migliaia di famiglie ancora nei container

«Nel Salernitano, nell?Alta Irpinia e in molte altre zone della Campania, i container sono entrati a far parte del paesaggio urbano. Alcuni sono stati “riciclati“ e adesso ospitano circoli ricreativi per gli anziani o cooperative di giovani», spiega Michele Bonomo, di Legambiente. «Ma questo, a patto che tutti gli impianti siano a norma, potrebbe anche essere considerato il male minore – prosegue l?avvocato Raffaella D?Angelo, del Codacons -. Il vero scandalo è che molta gente continua ad abitare e dormire nei prefabbricati a oltre 20 anni dal terremoto che sconvolse la regione». Si vive nei container a Oliveto Citra e a Baronissi, a Valva e a Pregiato, una frazione di Cava dei Tirreni. E la lista sarebbe ancora molto lunga. A Buccino, vicino al luogo della strage dell?altra notte, 120 famiglie vivono in container: sono 350 persone sui seimila abitanti del comune. «Del resto, lì anche il municipio ha sede in un prefabbricato», dice Bonomo. Nel comune irpino di Lioni, uno dei più colpiti dal sisma di 21 anni fa, sono circa 400 i cittadini che abitano nei cento container arrivati in seguito al terremoto e mai smantellati. E spesso non si tratta degli sfollati di allora, ma di persone che si sono rassegnate a vivere in un prefabbricato per non pagare l?affitto di un appartamento. E poco importa se queste «case» erano state progettate per essere provvisorie e se, in qualche caso, i container hanno lastre d?amianto (un potente cancerogeno) sulle pareti.

In tutta la Campania, secondo cifre contenute in una serie di delibere anti-container approvate a ottobre dalla giunta regionale, i prefabbricati abitati in pianta stabile sono 3.170. Comprese 232 baracche che risalgono al terremoto del 1930. Per eliminarli tutti e costruire gli oltre 3 mila alloggi necessari ad ospitare le famiglie che li popolano erano stati stanziati 454 miliardi.

Dopo la strage di San Gregorio Magno il Codacons parla di tragedia annunciata e promette battaglia: «Chiederemo di vedere i documenti per sapere quanti cittadini sono stati dimenticati in container in Campania». Poi bisognerà pensare a tutti quei prefabbricati del dopo-terremoto in Irpinia che sono stati riconvertiti. Diciannove sono finiti a Milano, nel centro di via Corelli dove gli immigrati aspettano di essere espulsi. Ma gli altri non si sa né dove, né quanti siano.

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