9 Marzo 2019

Venice Group patteggiamenti e proteste

la compagna di gaiatto e due coimputati escono dal processo
PORDENONE È il giorno dei patteggiamenti e delle proteste. Sono 140 le firme raccolte da uno dei comitati delle vittime della mega truffa architettata attraverso la Venice Investment Group di Fabio Gaiatto. Con la petizione si chiede al procuratore Raffaele Tito di non dare il consenso al patteggiamento allargato di Najima Romani. L’ accordo con l’ avvocato Elisa Trevisan è stato raggiunto nei seguenti termini: 4 anni e 2 mesi oltre a 10mila euro di multa; un assegno da 5mila euro e un orologio Cartier finiranno nella cassa comune destinata alle vittime. Oggi sarà il gup Monica Biasutti a decidere sui patteggiamenti (rito scelto anche da due collaboratori di Venice, Ubaldo Sincovich e Massimo Baroni) e a stabilire se per la Romani, che non ha diritto alla condizionale, l’ accordo preso con la Procura sia adeguato. Le vittime – sono oltre un migliaio le parti civili costituite, a cui si aggiungono Comune di Portogruaro, Codacons e Federconsumatori – chiedono pene severe. Sanno benissimo che gli immobili sequestrati a Gaiatto saranno confiscati e diventeranno proprietà delle Stato, che intascherà anche gli affitti. È una delle anomalie di questo processo: incassa lo Stato e le parti civili restano in coda. Agli stessi risparmiatori la Procura si era appellata già un anno fa, quando pubblicamente Tito mise tutti in guardia, invitò a presentare denuncia contro la Venice e a non affidare più soldi a Gaiatto. Non c’ è stato accordo, invece, per la posizione di Marija Rade, 64 anni, commercialista slovena di Gaiatto. L’ imputata ha versato 50mila euro, ma il procuratore pretende un somma più sostanziosa. La donna, raggiunta da un mandato d’ arresto europeo, rischia il carcere. (c.ant.) © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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