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19 Luglio 2019

«Vengano usati per la sicurezza e non solo per fare cassa»

«Nuovi autovelox? La sicurezza stradale si garantisce con molto altro». Le associazioni dei consumatori storcono il naso e mettono in guardia rispetto all’ abuso di dispositivi che spesso servono solo per sfornare multe e fare cassa. «La sicurezza prima di tutto. E se questi strumenti – premette l’ avvocato Alessandro Presicce, presidente di Adoc Lecce – vengono posizionati in punti scelti per la loro pericolosità e incidentalità, siamo favorevoli. Se sono invece vessatori, allora diventano inaccettabili. L’ autovelox è uno dei modi per rendere più sicure le strade, ma non certo l’ unico. È l’ anello di una catena. Ecco perché non può rimanere una misura isolata, ma deve essere parte di una strategia complessiva per il miglioramento della rete viaria. Ci sono ad esempio – accusa Presicce – strade senza illuminazione, dove il guardrail non c’ è oppure è danneggiato, con segnaletica orizzontale e verticale ormai irriconoscibile, e con l’ asfalto sconnesso. E l’ autovelox non può essere la panacea di tutti i mali. Va bene purché non sia l’ unica ricetta che hanno in mente le pubbliche amministrazioni per garantire la sicurezza stradale». E su questa lunghezza d’ onda viaggia anche il pensiero dell’ avvocato Piero Mongelli, responsabile del Codacons di Lecce: «Si utilizzano – afferma – quelli che possiamo considerare validi strumenti di controllo della velocità in modo però improprio. L’ autovelox è un ottimo strumento nella misura in cui rappresenta un vero deterrente. Il decreto del prefetto va bene, ma la storia italiana ci insegna che questa tipologia di strumenti viene utilizzata non tanto per incentivare la sicurezza quanto per sanzionare e quindi fare cassa a favore delle amministrazioni di turno». Tant’ è che Mongelli auspica che il «prefetto adotti anche un provvedimento che imponga la verifica del rispetto degli obblighi informativi e dell’ assoluta visibilità sia delle postazioni che dei pannelli che avvisano della presenza degli autovelox». «Devono essere segnalati 300 metri prima, ma servirebbe – aggiunge il responsabile del Codacons – anche un altro cartello a 500 metri se davvero si vuole rendere lo strumento un deterrente che induce l’ automobilista e non commettere l’ infrazione e quindi a rallentare. Diversamente, gli autovelox servono solo per sanzionare e non interrompono in alcun modo un comportamento pericoloso. La prefettura si attivi chiedendo alle forze di polizia controlli serrati sulla visibilità degli autovelox. Se non vengono segnalati con assoluta chiarezza, non è più una questione di sicurezza ma di soldi». Mongelli si sofferma anche sui limiti di velocità, che andrebbero ridotti solo se necessario e non per facilitare le multe. «Vanno valutati caso per caso, anche perché in alcuni contesti un limite eccessivamente basso può rappresentare un rischio per la sicurezza. Sulla statale Lecce-Brindisi i 50 orari vanno bene in alcuni tratti, in altri invece proprio l’ imposizione di quel limite può essere fonte di pericolo», sostiene il legale. Nel coro di voci, l’ avvocato Daniele Imbò, delegato Adusbef di Lecce, lamenta invece la mancanza di coinvolgimento delle associazioni dei consumatori. «Quando prefettura o amministrazioni comunali – dichiara – decidono di autorizzare o installare queste apparecchiature, al tavolo dovrebbero essere invitate anche le varie associazioni che potrebbero dare input utili per lavorare all’ obiettivo prioritario della sicurezza e per prevenire scelte che si rilevano spesso fallaci, come per il photored di San Cesario travolto da una valanga di sentenze di annullamento delle multe. Non dimentichiamo, poi, che l’ autovelox fisso rappresenta la rinuncia ad un principio cardine che è quello della contestazione immediata delle infrazioni al Codice della strada. L’ abuso della deroga rispetto a questo principio è a nostro avviso contrario alla legge. Una norma, poi, prevede che i proventi delle multe vadano reinvestiti in asfalto, banchine, guardrail, segnaletica, rotatorie e quant’ altro. Ecco perché la sicurezza stradale – evidenzia Imbò – non è solo questione di autovelox».
matteo caione

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