18 Novembre 2005

Venezia Trattamenti disumani, assistenza medica quasi inesistente

Venezia Trattamenti disumani, assistenza medica quasi inesistente, malati legati con fasce nel letto e sulla sedia a rotelle, farmaci che arrivano dopo giorni, settimane o anche mesi: alla Casa di ricovero San Camillo, agli Alberoni del Lido di Venezia, i malati sono in sofferenza. I parenti si ribellano e chiamano in aiuto il Codacons Veneto. E parte un esposto alla Procura della Repubblica.La Lega Nord regionale, a Palazzo Ferro Fini, sta valutando la situazione, auspicando un intervento da parte dell`assessorato competente, e anche l`assessore comunale al Sociale Delia Murer e la 3. commissione indagano sui “trattamenti non umani“ riservati agli anziani della casa di ricovero. Dopo la denuncia alla Procura presentata ieri dal Codacons, e un`interrogazione dei consiglieri comunali Franco Conte, Sebastiano Bonzio, Alberto Mazzonetto e Vittorio Pepe, la giunta comunale vuole vederci chiaro: martedì prossimo saranno ascoltati i responsabili del San Camillo. L`esposto-denuncia prefigura un quadro a tinte fosche: l`assistenza medica è garantita da due medici che si turnano in modo da assicurare la presenza di un dottore una volta la settimana. Il raccordo con la struttura ospedaliera, l`ospedale San Camillo, si articola su una visita rapidissima alla settimana del medico e della caposala. Gli anziani che abbisognano di farmaci sono costretti ad aspettare giorni o anche mesi. È diffusa la patologia delle piaghe da decubito e non vi è tempestività nel rilevare disagi e quindi nel provvedere ai conseguenti interventi; l`assistenza per assicurare un soggiorno dignitoso è gravemente carente, nonostante la retta di circa 1.500 euro/mese e dei costi connessi per almeno altri 300 euro per degente, tenuto conto che i familiari devono portare sapone, salviette e spesso surroga l`assistenza con le badanti.“L`assistenza medica al San Camillo è quasi inesistente – denuncia Gabriella Belloni – e spesso per “contenere“ mio padre Marino,82 anni, morto lo scorso anno, lo tenevano legato al letto e alla sedia a rotelle. Sono andata a lamentarmi due volte con il direttore sanitario, ho anche mandato lettere di protesta, ma mi hanno risposto che prendevano questi provvedimenti perché mio padre era caduto dal letto una volta“. E così fissavano una fascia di tela sulle brandine dopo averla avvolta sull`anziano (“come fosse una mummia“) per impedirgli di muoversi. Altro caso emblematico è quello denunciato da Nadia Aldegani, figlia di Leda Veronese, 83 anni, fatta cadere dal sollevatore accidentalmente: uno dei ganci era fissato male e la donna si procurò un`emorragia cerebrale.L`anziana ospite è morta dopo 4 giorni, ma già dalla sera dell`incidente ne era stata dichiarata la morte cerebrale. Per questo decesso sono state condannate lo scorso 4 ottobre due infermiere, Nadia Bonora e Reina Gonzales (hanno patteggiato 4 mesi).

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