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13 Novembre 2019

Venezia sott’acqua, marea di 187 cm: “Situazione drammatica”

 

Venezia al governo chiede lo stato di calamità. Ieri sera una marea di 187 cm si è fermata a soli 7 cm dalla storica acqua alta del 4 novembre 1966, quando si toccarono i 194 cm. Durante la devastante mareggiata una persona ha perso la vita a Pellestrina.

“Chiediamo al Governo di aiutarci, i costi saranno alti. Questi sono gli effetti dei cambiamenti climatici. Il Mose va terminato presto. Oggi scuole chiuse a Venezia e isole”, si legge in un tweet del sindaco della città, Luigi Brugnaro.

Dopo il picco straordinario di marea da 187 centimetri che questa notte ha colpito Venezia, l’Amministrazione comunale presenterà richiesta di stato di crisi alla Regione Veneto, ai fini della successiva dichiarazione dello stato di emergenza da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

A tal fine, oggi alle ore 12.00 il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e il Direttore del Dipartimento nazionale della Protezione civile, Angelo Borrelli, terranno una conferenza stampa nella sala operativa della Protezione civile regionale in via Paolucci a Marghera.

“Tutti i cittadini e le imprese raccolgano materiale utile a dimostrare i danni subiti con fotografie, video, documenti o altro – invita il sindaco Brugnaro, come riferisce l’Agenzia Dire (www.dire.it) – nei prossimi giorni comunicheremo le modalità precise per la richiesta di contributo”.
Salvini: emendamento per il Mose

“Ho sentito Zaia, c’è almeno mezzo miliardo di euro di danni causati dalla marea. Il Mose per mettere in sicurezza gran parte della città ed evitare questi disastri è pronto a entrare in funzione, ma occorrono di 100 milioni di euro. Ora andrò in Senato per presentare un emendamento che già in questa manovra trovi 100 milioni di euro per Venezia e i veneziani mettere in sicurezza un patrimonio non italiano, ma mondiale”. Lo dice Matteo Salvini a ‘Mattino cinque’ su Canale 5.
Codacons su marea Venezia presenta esposto

L’emergenza in corso a Venezia finisce sul tavolo della Procura della Repubblica, che dovrà aprire una indagine per il reato di Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale. Il Codacons presenterà infatti domani un esposto alla magistratura veneziana relativo alla situazione critica della città, con gli allagamenti che rischiano di distruggere le bellezze artistiche e storiche, in cui si chiede, tra le altre cose, di indagare sui lavori per la realizzazione del Mose.

Un patrimonio culturale inestimabile e protetto dall’Unesco rischia di essere distrutto a causa degli allagamenti che si stanno registrando a Venezia, e che potrebbero essere stati causati, o quantomeno alimentati, proprio dai lavori legati al Mose, opera che secondo gli esperti avrebbe profondamente modificato la morfologia della città – spiega il Codacons – Una situazione che configurerebbe il reato previsto dell’art. 733 del Codice Penale che punisce chi danneggia il patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale.

Una opera, il Mose, assolutamente inutile per Venezia, costata miliardi di euro parte dei quali finiti in tangenti e corruzione, al punto che il Consiglio di Stato potrebbe a breve bloccare l’intero progetto: il Codacons ha presentato infatti una nuova richiesta al CdS in cui si chiede di sospendere tutte le procedure di realizzazione del Mose.
Franceschini: è emergenza, tecnici Mibact e Carabinieri tutela patrimonio da subito al lavoro

“Il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ha attivato sin dalle prime ore di allerta per l’acqua alta eccezionale a Venezia l’unità di crisi per la verifica e la messa in sicurezza del patrimonio culturale. La valutazione dei danni al patrimonio culturale prenderà il via non appena lo consentirà il deflusso della marea ma già da ieri i tecnici della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Venezia sono a lavoro e in raccordo con la Protezione civile, il Nucleo territoriale dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e i Vigili del Fuoco. Dalle prime notizie pervenute dalla Soprintendenza, il patrimonio culturale della laguna, che comprende le isole del Lido e di Pellestrina, Jesolo e Chioggia, ‘ha subito per alcune ore un’imbibizione di acqua salata e sporca che rischia di innescare fenomeni di degrado accelerato sui materiali delle murature e sulle superfici architettoniche’. Al momento non si registrano problemi per il patrimonio culturale mobile delle diverse collezioni museali, archivistiche o librarie statali, ma solo danni agli impianti elettrici e idraulici e alle superfici. Domani mattina è in programma un sopralluogo alla Basilica di San Marco con la Procuratoria per una prima valutazione dei danni”.

Così il ministro per i beni e le attività Culturali e per il turismo, Dario Franceschini.

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