Venezia: gondole, turisti e inflazione
-
fonte:
- Il Gazzettino
È la città dei canali e delle calli la “capitale italiana dell`inflazione“. A Venezia, infatti, i prezzi, tra il gennaio del 2002 e quello del 2003, sono aumentati del 3,7\%, quasi un punto in più del costo della vita calcolato su base nazionale. Ma l`inflazione sopra al 3\% – calcolata secondo l`indice per l` intera collettività – si registra anche a Roma, Napoli, Cagliari e Aosta.La “correzione“ dei dati Istat sul capitolo di spesa «Salute e Sanità» ha avuto un impatto anche sull`andamento dei prezzi registrato nelle principali città. In alcuni casi la crescita annua dei prezzi è lievitata di 2 decimi di punto. È il caso di Venezia, che dal 3,5\% inizialmente registrato, balza ora al 3,7\% del dato definitivo. A fronte della correzione nazionale di un decimo (dal 2,7 al 2,8\%), la “rettifica“ è di due decimi di punto anche a Milano (passata da +2,4 a +2,6\%), a Roma (da +2,9 a +3,1\%) e a Trento (da +2,8 a +3,0\%).
Molte anche le città per le quali l`Istat ha corretto i rincari di un decimo di punto. Tra queste: Torino, che passa dal 2,7 al 2,8\%; Bologna, dal 2,1 al 2,2\%; Firenze da 1,9 al 2,0\%; Bari, dal 2,8 al 2,9\% e Palermo; dal 2,4 al 2,5\%. La rettifica non ha invece toccato alcune città. Un esempio è Napoli: ma con il suo 3,3\% di inflazione il capoluogo partenopeo rimane comunque saldamente al secondo posto tra le città che hanno registrato un trend dei prezzi crescente nell`ultimo anno.Non tutte le città segnano una inflazione superiore al 2,8\% registrato in media sul territorio nazionale per l`intera collettività. Il primato di città con i rincari minori spetta a Campobasso. Qui, tra gennaio 2002 e gennaio 2003, il costo della vita è aumentato dell`1,9\%, quasi un punto sotto l`indice nazionale. Tra le grandi città segnano una inflazione ampiamente al di sotto della media anche Firenze (+2\% il dato corretto) e Bologna (+2,2\%). Ma sono oltre mezzo punto al di sotto del valore generale anche Perugia (+2,4\%), Potenza e Reggio Calabria (tutte e due con un +2,1\%).Intanto l`errore compiuto dall`Istat nel definire il livello dell`inflazione a gennaio (determinato e pubblicizzato in misura inferiore al dato corretto) è finito sul tavolo della magistratura. L`Intesa dei consumatori ha infatti presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma in cui si ipotizzano i reati di abuso d`atti d`ufficio, falsità materiale e ideologica in atti pubblici e turbativa di mercato.Nella denuncia i consumatori, che lamentano anche il rifiuto dell`Istat di ammettere i tecnici dell`Intesa al controllo dei documenti sull`inflazione, chiedono il sequestro cautelare di tutti i “files“ relativi al dato sull`indice dei prezzi al consumo di gennaio 2003 e degli altri 12 mesi del 2002 presenti nei computer degli uffici dell`Istituto di statistica.Le associazioni dei consumatori hanno chiesto inoltre alla magistratura l`allontanamento dei funzionari Istat responsabili dell`errore e la loro sospensione cautelativa immediata. Entrambi i provvedimenti, sostengono Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, «si rendono necessari per evitare che prove di eventuali errori o manipolazioni possano essere nascoste o inquinate».L`Intesa ha infine «diffidato il Presidente del Consiglio Berlusconi a commissariare immediatamente l`Istat a seguito del grossolano errore compiuto nel calcolo del tasso d`inflazione di gennaio, sottolineando la necessità di aprire un`inchiesta per far luce sulla vicenda».Dal canto suo l`Adiconsum ritiene essenziale un adeguato utilizzo dei “codici a barre“ «contro futuri errori di percorso dell`Istat». Dopo l`errore in cui è incorso l`Istat a proposito dei prezzi dei farmaci, «temiamo -afferrma l`Adiconsum- che se vengono resi pubblici i dati oggettivi delle rilevazioni, verranno fuori altre sorprese anche più significative». Così l`Adiconsum propone di fare le rilevazioni sul campo, attraverso i codici a barre.«Già in passato – spiega – abbiamo denunciato con forza che l`inflazione reale del Paese è più forte di quella rilevata dall`Istat. Nei confronti fatti direttamente con l`Istat abbiamo rilevato tutta una serie di incongruenze sulle modalità di calcolo dell`inflazione. Tra queste il fatto che le rilevazioni vengono fatte con telefonate ai commercianti, ed è chiaro che il commerciante dà le informazioni che ritiene opportune. Un`altra parte dei dati viene fornita dalle associazioni e non rilevata sul campo». Da qui la proposta: «noi chiediamo di superare questo sistema con rilevazioni dirette sui registratori di cassa attraverso il codice a barre che consente di rilevare esattamente quello che avviene alle casse».
Un «fatto incredibile», senza precedenti. È il commento di Luigi Guatri, ex rettore della Bocconi, alla correzione che l`Istat è stata costretta ad apportare al dato relativo all`inflazione di gennaio. «Credo – ha proseguito Guatri- che non sia mai avvenuto che l`Istat abbia riconosciuto un suo errore. Peraltro, errare humanum est».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
