15 Giugno 2021

Veneto, richiamo con vaccino diverso: primi rifiuti e prime cause danni

Il caso AstraZeneca, dopo la lunga serie di cambi di marcia per il suo utilizzo da parte del governo e degli enti regolatori, si è trasformato nel caos AstraZeneca. Una confusioneriuscita nell’unico scopo di aumentare la paura e la diffidenza nella gente al punto che già quattro veneti sotto i 60 anni vaccinati con la prima dose dell’anti-Covid anglo-svedese tre mesi fa, hanno rifiutato il richiamo con Pfizer Biontech o Moderna.

Farmaci mischiati

Secondo l’ultima ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, il siero sviluppato dall’Università di Oxford sull’adenovirus dello scimpanzè dev’essere riservato agli over 60, perciò per i più giovani a cui è già stato inoculato va programmata la seconda dose con i vaccini a Rna messaggero. Decisione maturata dopo il dramma di Camilla, la diciottenne ligure colpita da carenza di piastrine non segnalata al medico vaccinatore e morta in seguito all’assunzione di AstraZeneca. Ma quattro veneti, e sono solo i primi casi, non se la sono sentita di mischiare i farmaci, nonostante gli esperti garantiscano la sicurezza della procedura, che favorirebbe addirittura una migliore risposta anticorpale. Scettico il Codacons, che lancia un’azione collettiva per il risarcimento danni, quantificato in 10mila euro a persona, in favore degli under 60 immunizzati con una o due dosi di questo vaccino. «Il rifiuto sarà segnalato nel certificato vaccinale di chi si oppone alla seconda dose eterologa — avverte il governatore Luca Zaia—. Resta comunque imbarazzante ciò che sta succedendo in Italia e in Europa: ognuno procede per conto proprio». Per esempio la Lombardia ha bloccato i richiami eterologi, mentre la Campania ha optato per non usare mai più nè AstraZeneca nè Johnson&Johnson, altro vaccino a vettore virale, costruito però sull’adenovirus umano.

Le dosi

In Europa, invece, Danimarca, Norvegia e Austria hanno sospeso l’anti-Covid inglese da marzo, mentre la Germania lo somministra sopra i 55 anni. «Prima è stato raccomandato fino a 55 anni, poi fino a 65, poi sotto i 60 — ricorda Zaia — è dura fare programmazione in queste condizioni. Noi abbiamo somministrato AstraZeneca solo alle categorie essenziali, come forze dell’ordine e insegnanti, quando ci è stato imposto dal Piano nazionale. Dopodiché ci siamo strettamente attenuti alle indicazioni dell’Agenzia italiana del Farmaco, inoculandolo agli over 60». Il Veneto risulta la penultima Regione, dietro il Friuli, per l’utilizzo di questo vaccino, di cui ha consumato appena il 4% delle dosi a disposizione. E infatti i residenti ora costretti al richiamo con Pfizer Biontech o Moderna sono 36mila, contro i 342mila ultrasessantenni che lo faranno con AstraZeneca. «Il problema sono i rifornimenti di Pfizer Biontech — avverte Zaia — nel trimestre che si sta concludendo decurtati del 30%. E non credo che a luglio potremo contare su un trend in crescita, dobbiamo riprogrammare le agende, continuare a estrarre la settima dose dalle fiale Pfizer e 11 o 12 da quelle di Moderna. Ma non ci scoraggiamo, il rigore con il quale abbiamo immunizzato la popolazione per fasce d’età ed evitando Open Day di AstraZeneca riservati ai giovani, ci ha salvato da guai maggiori. Oltre a contare un numero ridotto di seconde dosi eterologhe,non abbiamo accusato gravi eventi avversi». Finora sono state somministrate in tutto 3.384.768 dosi: il 47,6% dei veneti ha ricevuto almeno la prima, il 21,6% anche il richiamo. In magazzino ci sono 279.992 vaccini, di cui: 137.356 AstraZeneca; 88.724 Johnson&Johnson, che la prossima settimana cominceranno a utilizzare le farmacie sugli over 60 (ne mancano ancora 140mila all’appello), senza bisogno di prenotazione; 16.919 Moderna e 41.993 Pfizer Biontech. Buone notizie dal bollettino, che registra i dati più bassi da inizio epidemia: 50 nuovi casi e 48 ore finalmente senza decessi, che però restano tristemente 11.600.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox