9 Agosto 2016

Veneto Banca riparte dalla causa agli ex vertici

Veneto Banca riparte dalla causa agli ex vertici
ai piccoli soci saranno offerte azioni a dieci centesimi

MONTEBELLUNA. Risolle vare una banca precipitata dalle stelle (le vedevano più vicine, a bordo dell’ aereo dell’ istituto) alle stalle dei 10 centesimi ad azione. Tocca ad Alessandro Penati quarto presidente in undici mesi – di Quaestio Sgr, la società che gestisce il fondo Atlante, rappresentare il rilancio di Veneto Banca. Ha teso la mano ai piccoli soci, ha ammesso di valutare le ipotesi di fusione o Ipo, e che proseguirà «senza indugio e con grande determinazione l’ azione di responsabilità nei confronti di chi ha agito contro l’ interesse della banca». A Volpago l’ assemblea di Veneto Banca ha ratificato l’ ingresso del fondo Atlante, mentre l’ ombra dell’ arresto di Vincenzo Consoli, l’ ex numero uno, si stagliava silenziosa. Ma non troppo: «Questa banca è sopravvissuta a due guerre mondiali, ma non a Consoli», si è sfogato un azionista. Le dimissioni del consiglio di amministrazione uscente – nato dal ribaltone del 5 maggio, ieri il presidente Stefano Ambrosini era in Portogallo – sono state ratificate prima di votare gli 11 nomi dei consiglieri che poi hanno preso possesso della sala consiliare nel quartier generale dell’ istituto, designando Beniamino Anselmi, 74 anni, in arrivo da Banca Carige, quale nuovo presidente. Con lui indicato un vice (Maurizio Lauri), nel cda anche Cristiano Carrus (attuale amministratore delegato), Sabrina Bruno, Maria Lucia Candida, Giorgio Girelli, Massimo Lanza, Alberto Pera, Daniela Toscani, Marco Ventoruzzo e Alessandra Zunino de Pignier. Nessuno di loro è veneto o ha legami con il territorio: percepiranno 80 mila euro lordi e nessun gettone di presenza. Prima, in assemblea, era no 418 gli accreditati in sala su circa 80 mila soci a libro, 10 miliardi di azioni ordinarie: lontani i tempi dei settemila sotto la tensostruttura. Ma dovevano solo ratificare le decisioni prese dal fondo Atlante, nuovo azionista assoluto dopo l’ aumento dica pitale da un miliardo di euro e il 97,64% del capitale. La prima svolta? I soci storici «non compromessi con le passate gestioni» avranno «il diritto ad acquisire azioni 0,10 euro, qualunque sarà in futuro il valore della banca». Ma mentre il nuovo “padrone”, che parlava per bocca dell’ avvocato Alessandro De Nicola, rilanciava annunciando una «radicale discontinuità con le gestioni fallimentari del passato per l’ interesse dei risparmiatori e ad erogare il credito secondo il merito» e che «elimineremo tutti i lussi del passato», il Codacons fuori dall’ assemblea esponeva striscioni per richiedere di “risarcire il risparmio tradito”. Fischi per la senatrice Pd Laura Puppato, che sottolineava come sarebbe stata opportuna «un componente del cda» in rappresentanza del 3% circa del capitale ancora detenuto dagli 88 mila soci.

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