9 Aprile 2021

Vendite al dettaglio, a febbraio 2021 più 6,6% su base mensile, meno 5,7% sul 2020

A febbraio le vendite al dettaglio salgono su base mensile di oltre il 6% perché gli italiani tornano a comprare beni non alimentari. Il confronto annuale è però ancora di flessione.

Rispetto a febbraio dello scorso anno, a febbraio 2021 le vendite al dettaglio diminuiscono del 5,7% in valore e del 7% in volume, con una flessione simile sia per i beni non alimentari (-6,0% in valore e -7,8% in volume) e per i beni alimentari (-5,5% in valore e -5,6% in volume). Vanno giù le vendite in tutti i negozi e supermercati. L’unica eccezione, sulla scia di una tendenza che dura ormai da diverso tempo, è il commercio elettronico che continua a segnare aumento un aumento di vendite a due cifre.
Vendite al dettaglio, febbraio 2021

I dati sulle vendite al dettaglio diffusi oggi dall’Istat dicono che, a febbraio 2021, si stima un aumento su base mensile del 6,6% in valore e del 7,2% in volume.

La crescita è dovuta al marcato recupero dei beni non alimentari (+14,8% in valore e +15,4% in volume), mentre i beni alimentari sono in calo (-2,4% in valore e -2,2% in volume).

Prodotti non alimentari: su solo il tech

L’andamento delle vendite al dettaglio su base annuale dice che gli italiani continuano a comprare solo dotazioni per l’informatica e la telefonia ed elettrodomestici. Vanno giù tutte le altre vendite, soprattutto quelle di calzature e articoli da viaggi, prodotti farmaceutici, prodotti di profumeria e cura persona, abbigliamento. Come pure ci sono cali di vendite per casalinghi, giochi e giocattoli, libri e riviste.

C’è insomma un elenco di segno meno fatta eccezione delle vendite per dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+12% su base annuale) ed elettrodomestici, radio, tv e registratori (+8,9%). Le flessioni maggiori riguardano calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-12,7%) e prodotti farmaceutici (-12,3%).
Giù tutti i negozi, sale il commercio elettronico

Rispetto a febbraio 2020, evidenzia ancora l’Istat, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce in quasi tutti i canali distributivi: la grande distribuzione (-5,8%), le imprese operanti su piccole superfici (-7,6%) e le vendite al di fuori dei negozi (-6,6%). Si segnala anche la diminuzione dei discount (-1,5%), la prima da marzo del 2019. Solo il commercio elettronico mostra un forte aumento: +35,8%.

«A febbraio 2021 si registra un’ampia crescita congiunturale, trainata dalle vendite dei beni non alimentari, in notevole recupero rispetto ai livelli depressi degli ultimi tre mesi – commenta l’Istat – In termini tendenziali, invece, permane un calo marcato, sia nel settore alimentare sia in quello non alimentare».

Le vendite al dettaglio, la crisi e il gap da colmare

A febbraio le vendite al dettaglio salgono del 6,6% rispetto a gennaio mentre scendono del 5,7% su febbraio 2020. Per l’Unione Nazionale Consumatori sono comunque «dati incoraggianti».

«Il crollo annuo delle vendite del 5,7% dimostra che sia ancora ben lungi dall’essere usciti dal tunnel della crisi, ma era atteso, visto che febbraio 2020 è stato l’ultimo mese pre-lockdown – commenta il presidente UNC Massimiliano Dona – Preoccupa poi la caduta sia mensile che annua delle vendite alimentari. In ogni caso il rialzo del 14,8% delle vendite non alimentari è consistente e fa ben sperare nel futuro».

In ogni caso rimane alto il gap con il periodo pre-crisi, evidenzia il Codacons. «I numeri dell’Istat – dice il presidente Carlo Rienzi – confermano gli allarmi lanciati a più riprese dal Codacons circa la grave crisi del commercio che prosegue anche nel 2021 coinvolgendo, stavolta, tutti i settori: grande distribuzione, discount e piccoli negozi vedono un tracollo delle vendite, e a salvarsi è solo l’e-commerce, che anche a febbraio registra crescite a due cifre. Di tale situazione drammatica fanno le spese i piccoli negozi, con gli esercizi non alimentari che segnano un calo delle vendite del -9,1% su anno, a tutto vantaggio del commercio online, a dimostrazione di come il Covid abbia radicalmente modificato le abitudini di acquisto degli italiani».

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