26 Marzo 2011

Vendite a picco, gli sconti non bastano

Vendite a picco, gli sconti non bastano
 

MILANO. Gli italiani continuano a tirare la cinghia. Lo dice l’ Istat che ha rilevato il dato sulle vendite al dettaglio nello scorso mesedi gennaio. Rispetto allo stesso mese del 2010 le vendite sono risultate in calo dell’ 1,2% (e un calo dello 0,3% si è registrato anche rispetto a dicembre). A pesare, secondo l’ Istituto centrale di Statistica soprattutto il comparto alimentare. Una riduzione così forte non si registrava dal maggio 2010. A farne le spese sono stati i piccoli negozi che hanno visto scendere le vendite dell’ 1,4%, ma anche la grande distribuzione registra una riduzione (-0,9%) mentre per gli ipermercati si può parlare di vero e proprio crollo (-2,7%). Dati abbastanza precisi vengono forniti dalla Cia, la Confederazione italiana agricoltori, direttamente interessata quando si tratta di vendite di prodotti alimentari. «Il 2010 era stato un anno negativo per i consumi domestici – dicono – ma il 2011 si è aperto ancora peggio. L’ anno scorso gli italiani, per risparmiare qualcosa, avevano in parte abbandonato le botteghe di quartiere per rivolgersi ai discount, così che le vendite al dettaglio avevano perso il 5,7% rispetto al 2019, mentre iper, supermercati e discount avevano fatto discreti affari». «A gennaio di quest’ anno, invece, il crollo è generale: perdono ipermercati (-2,7%), supermercati (-1,4%) e anche i discount segnano un rosso dello 0,6%. Questo vuol dire che, semplicemente, la gente non compra. Lo stallo dei consumi è destinato a durare per tutto il 2011 e gli italiani acquisteranno prodotti di qualità inferiore, mentre salirà al 40% (rispetto al 30%) la percentuale di chi si affiderà solo alle promozioni». Severo il commento della Confesercenti. «I dati dell’ Istat dicono che siamo alla frutta – spiega il presidente Marco Venturi – e a risollevare i consumi non servono più neanche i saldi. A questo punto serve una profonda riflessione sullo stato reale della nostra economia: ci sono disfunzioni di ogni tipo, un alto debito pubblico e il risultato è evidente: ristagna la domanda mentre le incertezze ingessano i comportamenti degli italiani». Ancora più nere le previsioni del Codacons, associazione consumatori. «Il crollo del comparto alimentare è ormai drammatico – dicono – e i numeri dell’ Istat certificano che le famiglie mangiano sempre meno perché hanno finito i soldi. Lo dimostra il calo delle vendite anche nei discount, dopo che gli italiani hannoabbandonato il più caro negozio sotto casa e anche le marche più famose». Il Codacons punta il dito contro il governo: «Deve fare una diversa politica del redditi, aiutando le famiglie a conservare la loto capacità di spesa. Dovrebbero restituire alle famiglie quanto hanno incassato dall’ aumento della pressione fiscale, invece hanno smantellato la social card e hanno aumentato le accise sulla benzina». Più morbido il commento della Confcommercio: «Il rilancio dei consumi delle famiglie resta la via principale per far ripartire l’ economia e migliorare le condizioni del mercato del lavoro». Con la crisi cambiano anche le abitudini delle famiglie, sostiene la Confagricoltura. Secondo una recente indagine Nielsen-Ores, infatti,gli italiani, ora consumano in casa prodotti (come bibite, patatine e caffè) che un tempo consumavano al bar. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

gigi furini

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