Veleni dell’ Apisem due anni a Semeraro
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
• I veleni dell’ ex Apisem costano all’ ex banchiere, nonchè patron del Lecce Giovanni Semer aro due anni e due mesi di reclusione. È questo il verdetto letto poco dopo le 19 di ieri dal giudice del tribunale di Lecce Silvia Min e r va , che ritiene Semeraro responsabile di avvelenamento colposo delle acque e omessa bonifica: ipotesi, quest’ ultima, per la quale è stato condannato a quattro mesi di arresto. Ma il vero colpo di scena arriva quasi al termine della lettura del dispositivo: sono stati infatti rimessi gli atti alla Procura perchè vengano esaminate le posizioni del primo cittadino Paolo Perrone, del dirigente dell’ ufficio ambiente Fernando Buonocuore, e di altri funzionari della Regione ritenuti dal giudice responsabili di aver ritardato o rallentato le operazioni di bonifica. Semeraro dovrà anche sborsare oltre 150mila euro di provvisionale: 100mila per i vicini di casa, i coniugi Fiorentino, che con le loro denunce hanno dato il via all’ inchiesta; 35.200 in favore dell’ Università del Salento, 15mila euro per la Regione e cinquemila euro per il Codacons. Semeraro portà usufruire della sospensione condizionale della pena solo se, entro 90 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, proceda alla bonifica ed al pagamento delle provvisionali. Sono le 12 quando il procuratore aggiunto Ennio Cillo inizia la sua requisitoria. L’ Accusa ripercorre a ritroso tutta la vicenda. A cominciare dal 1997, anno in cui il deposito di carburanti Apisem smette di funzionare. «L’ anno successivo», dice Cillo, «Semeraro presenta la Dia per la rimozione dei serbatoi ed il ripristino dello stato dei luoghi. L’ area è stata poi scavata ed i serbatoi sono stati rimossi. Possibile, però, che nessuno si sia reso conto che il terreno era già stato inquinato? Possibile che nessuno abbia sentito il cattivo odore durante i lavori di scavo?». In tutte le perizie successive, i consulenti parlano di terreno «pesantemente inquinato». «Se qualcuno fosse intervenuto per tempo», prosegue Cillo, «di certo si sarebbe evitato l’ inquinamento della falda profonda: stiamo parlando della falda dalla quale attinge l’ Acquedotto pugliese e che fornisce l’ acqua a tutto il Salento. Perchè si è aspettato tanto? Ma soprattutto, perchè fino ad oggi non si è intervenuti?». Il procuratore aggiunto insiste sulla circostanza che la contaminazione da idrocarburi si sia estesa ai pozzi profondi, creando un serio pericolo per il sottosuolo e di conseguenza della salute dei cittadini. Intanto il problema persiste, e nel 2006 la famiglia Fiorentino, che risiede affianco all’ ex deposito, chiede un accertamento tecnico preventivo sullo stato dei luoghi al Tribunale civile. Le conclusioni alle quali arriva il dottor Favale non lasciano spazio a dubbi: l’ inquinamento è gravissimo, e la soglia di idrocarburi ha superato notevolmente il limite consentito. È a quel punto che il presidente del Tribunale trasmette la perizia alla Procura, che apre un fascicolo e iscrive Semeraro nel registro degli indagati. Nel febbraio 2008, il pm Cataldi dispone il sequestro dell’ area. Secondo l’ Accusa, «la messa in sicurezza attuata dalla società di Semeraro è stata giudicata assolutamente inadeguata in confronto all’ estensione della contaminazione». Cillo parla di una semplice pompa di un metro e mezzo, del tutto inidonea a mettere in sicurezza la zona. Da questo momento, inizia la battaglia legale fra perizie e accertamenti tecnici, senza che la contaminazione si fermi. Nel maggio 2011, poi, i veleni dell’ Apisem arrivano anche nel cantiere universitario «Studium 2000», che per due mesi resta sotto sequestro preventivo d’ urgenza, eseguito dai carabinieri del Noe. Nella sua requisitoria, Cillo fa riferimento ad un dato allarmante : in un pozzo sono stati trovati xilene e benzene con valori due volte superiori rispetto a quelli consentiti per i siti industriali e oltre 500 volte per le zone residenziali. Alla fine il pm invoca tre anni di reclusione.I difensori hanno in tutti i modi cercato di smontare la tesi accusatoria, ritenendo che Semeraro non fosse affatto consapevole del pericolo inquinamento: semplicemente perchè all’ epoca in cui i serbatoi erano stati interrati lui non era proprietario del deposito. «Semeraro ha speso 500mila euro per mettere in sicurezza la zona», hanno sostenuto, «per anni hanno investito decine di milioni di euro per far divertire i leccesi le domeniche pomeriggio, mai e poi mai si sarebbe sottratto ad un impegno così importante».
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