24 Giugno 2011

Vedi Napoli e poi muori. Di puzza

Il giro turistico della Capitale del Sud si trasforma in un maleodorante monnezza-tour. Il bus scoperto pieno di stranieri attraversa il salotto buono della città ed è costretto a fermarsi lungo la strada considerata uno dei fiori all’ occhiello di Napoli, via Duomo, a poche centinaia di metri dalla cattedrale e dal museo di San Gennaro e non lontano da due ospedali, da un lato il Santissima Annunziata, dall’ altro il Santa Maria del Popolo degli Incurabili. Mai nome fu più appropriato. La metropoli dei miracoli è assediata dai rifiuti: duemila e 300 tonnellate sparse dal centro alla periferia che emanano un tanfo nauseante, occupano la carreggiata, presidiano i marciapiedi, bloccano le entrate di negozi e abitazioni. Il contenuto dei cassonetti è stato rovesciato per terra. Alcuni sono carbonizzati. Nelle ultime sedici ore i vigili del fuoco sono dovuti intervenire per decine di roghi dolosi (70 compresi quelli divampati in provincia) che hanno peggiorato la situazione, avvelenando l’ aria con la diossina. Il più vasto ha colpito via Depretis, dove le fiamme hanno danneggiato anche le insegne di una banca. I visitatori sull’ autobus rosso dirottano il mirino delle loro macchine fotografiche dai monumenti alla spazzatura e immortalano attoniti uno spettacolo da quarto mondo. Riporteranno a casa cartoline dall’ inferno del consumismo imperfetto, che non riesce a disfarsi delle sue scorie. Immagini che smentiscono le promesse elettorali del neosindaco Luigi De Magistris: «In quattro-cinque giorni la città e la provincia saranno liberate dalla spazzatura», aveva ribadito il 17 giugno. Ieri era il quinto. E i sacchetti di plastica (che qualcuno lanciava perfino dal balcone) costellavano piazze, vie e mandavano in tilt il traffico pubblico e privato. Un emergenza «acuta e allarmante», ha detto ieri il Capo dello Stato, che, pur non entrando nel merito del provvedimento, ha riferito di aver «espresso allo stesso» premier la sua «inquietudine per la mancata approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, in due successive riunioni, del decreto legge che era stato predisposto». E ha rinnovato la convinzione «che comunque un intervento del Governo nazionale sia assolutamente indispensabile e urgente al fine anche di favorire l’ impegno solidale delle Regioni italiane». Ma il capoluogo non è il solo esempio di monnezza-city della Campania. A Giugliano, parte di quella provincia che l’ ex pm aveva giurato di de-spazzaturizzare in tempo-record, le tonnellate sono duemila. Nella cittadina di 118 mila abitanti dovrebbe riaprire il sito di stoccaggio di Taverna del Re. E il sindaco Giovanni Pianese, innalzando il cartello virtuale del «non nel mio cortile», minaccia battaglia: «La riapertura del sito per uno stoccagggio provvisorio non è neanche minimamente ipotizzabile. Questo è un territorio inquinato, ci sono le discariche sature da bonificare, sei milioni di ecoballe e non può ospitare più neppure un solo chilo di rifiuti». Lo segue a ruota il primo cittadino di Caivano, dove il Tar ha dato l’ ok all’ uso del sito di stoccaggio per depositare la spazzatura di Napoli e provincia in attesa dello smaltimento finale: «Non ci arrenderemo – minaccia Antonio Falco – Proseguiremo la nostra battaglia in tutte le sedi legali». D’ altra parte De Magistris aveva assicurato che i rifiuti sarebbero scomparsi senza un secondo inceneritore e senza discariche in un tempo inferiore di 24 ore rispetto a quello impiegato da Dio per fare il mondo. Non solo. In sei mesi la città avrebbe raggiunto il traguardo del 70% di raccolta differenziata. Un «miracolo», se possibile, più grande di quello berlusconiano, un bluff di cui (ora) si rende conto anche l’ opposizione. Tanto da spingere ieri il vicesegretario del Pd Enrico Letta a dichiarare (premesso che «ha sbagliato Berlusconi a pensare di risolvere tutto con la bacchetta magica»), che il sindaco dipietrista «sbaglierebbe con lo stesso approccio». Nessuno fiatò per contraddire De Magistris durante la campagna elettorale, però. E lui adesso, dopo aver imitato malamente il premier, si cala di nuovo nei panni del pubblico accusatore e punta l’ indice contro il sabotaggio da parte della Camorra, mentre qualcuno suggerisce un tentativo di farlo commissariare per indire nuove consultazioni comunali. Ma le chiacchere stanno a zero. E le scuse pure. Eppure, mentre sul degrado partenopeo il Codacons ha presentato una denuncia alla Procura, invitando i napoletani a chiedere al Comune e alla concessionaria Asia 2000 euro di risarcimento per i danni e i disagi subiti, il sindaco convoca una conferenza stampa e insiste. Promette e accusa. Annuncia una commissione di sorveglianza sanitaria, perché «la situazione è grave e c’ è un rischio concreto per la salute». Se la prende con «Ponzio Pilato»-Berlusconi, il quale «dimostra con i fatti che se ne frega di Napoli». E presenta un’ ordinanza che prevede il rafforzamento della differenziata (a tale proposito oggi il sindaco incontrerà il ministro dlel’ Ambiente Prestigiacomo), l’ avvio delle isole ecologiche mobili e un ulteriore sforzo dell’ Asia, che «procederà alla raccolta 24 ore su 24 senza soluzione di continuità, ricorrendo agli straordinari e utilizzando i siti di trasferenza», viaggiando con la scorta delle forze dell’ ordine. Vedremo. Nel frattempo, Napoli e dintorni sono ostaggio per l’ ennesima volta di puzza e sporcizia. Rifiuti che con il caldo rischiano di provocare epidemie (sebbene l’ allarme sia stato smentito dal ministro della Salute), rifiuti utilizzati come strumento di protesta, prelevati dai cassonetti straboccanti e depositati davanti alla sede regionale di via Santa Lucia da cittadini che chiedono il blocco delle demolizioni delle abitazioni abusive o lanciati contro le auto da ragazzini-teppisti. Rifiuti emblema di una politica forte a parole ma debole nei fatti.
 

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