6 Settembre 2011

Vasco Rossi “Nel nostro docu-movie il Blasco più vero e lui s’ è commosso”

Vasco Rossi «Nel nostro docu-movie il Blasco più vero e lui s’ è commosso»
 

VENEZIA«Eccoci qua. Le Teste di Zocca. Un universo in un bicchiere di vino. Tutto il mondo paese. Il film documentario è molto poetico. Io l’ ho già visto e mi sono commosso. In bocca al lupo a tutti». Queste le parole scritte da Vasco Rossi (assente per i noti problemi di salute) e lette ieri sul red carpet di «Questa storia qua» di Alessandro Paris e Sybille Righetti, il docu-film (la pellicola è fuori concorso) dedicato al «Komandante» in anteprima alla Mostra – con 200 cinema collegati via satellite – che «racconta la terra dove sono cresciuto, la sua influenza su di me e sulla rockstar Vasco Rossi». «Raccontare il Vasco più vero, oltre i giochetti mediatici su di lui». È questo l’ obiettivo di Sibylle Righetti e Alessandro Paris, 28enni autori del documentario, prodotto da Indigo con Laura Mars, che sarà nelle sale da domani, distribuito da Lucky Red. «Gli ho scritto che temevo i suoi fans ci sbranassero senza di lui – ha affermato la Righetti -. Lui ci ha risposto di stare tranquilli, che non c’ era niente che potesse aggiungere a quello che racconta il documentario». Nel film si toccano capitoli «scomodi», come l’ arresto per droga nel 1984. A chi chiede alla regista della passata dipendenza di Vasco dalla cocaina la Righetti, che è di Zocca come il rocker ed è figlia di un suo amico d’ infanzia, risponde: «Mi sono stufata di questo discorso sulle dipendenze. Ce ne sono di peggiori di quelle della cocaina. Vasco è una persona molto libera, ha vissuto ai limiti nella vita, ma ha sempre detto quello che ha fatto e questo va oltre tutti i giochetti mediatici su di lui. Poi non si è mai fatto di eroina, lui voleva molta più vita. Zocca – prosegue Sybille – è il luogo che ha influenzato tutta la sua musica. Non avevo visto raccontare il Vasco che conoscevo io e mi sembrava giusto che lui e il suo pubblico si riappropriassero di quel patrimonio culturale. Il materiale di repertorio è stato gelosamente conservato dagli amici, che si sentivano anche in dovere di proteggerlo. C’ è voluto un po’ per convincerli ma, quando hanno capito che il nostro progetto non era legato al mito di Vasco ma ai suoi legami affettivi, hanno detto subito sì». «Rossi – aggiunge Paris – ci ha sostenuto dall’ inizio, non ci ha mai chiesto di cassare nulla, e alla fine quando ha visto il documentario si è anche commosso. Gli è piaciuto che venisse fuori una visione al microscopio, e che da lì ci allargassimo per una visione dell’ Italia». Intanto il rocker emiliano, ieri, è stato protagonista di un attacco al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi. In un post su Facebook, Blasco scrive: «Giovanardi si è inventato uno spot tv (già on air) in cui una bella donna si trasforma in un vampiro che morde un ragazzo, con piccolo quantitativo di marjia (marijuana, ndr) al collo, e rappresenta in questo modo la "droga che ti uccide". Non è mai morto nessuno a causa di uso o abuso di marjia!». A seguito delle dichiarazioni del cantante, il Codacons ha deciso di rivolgersi alla Polizia Postale, chiedendo la chiusura della pagina Facebook dell’ artista.

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