Vanna Marchi e la figlia condannate a 10 anni
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fonte:
- Corriere della Sera
Dovranno anche rimborsare oltre 2 milioni di euro. La difesa: pena spropositata
MILANO -Il contrappasso, per colei che molto ha turlupinato molti, è sentirsi ripetutamente rimbombare nelle orecchie i nomi di quei molti: 130 parti civili interminabilmente lette e rilette dal giudice in una sorta di inevitabile replay ad ogni passaggio di una sentenza che impiega 15 minuti a essere letta e che per altrettanto costringe la televenditrice Vanna Marchi, con sua figlia Stefania Nobile, all?immobilità forzata sotto il crepitìo dei fotografi. Oltre 80 nomi scanditi dal presidente Giorgio Micara per spiegare che sono le vittime di truffe (su prodotti cosmetici, riti esoterici e numeri del lotto) ritenute provate e per le quali a madre e figlia viene dunque inflitta la pena di 10 anni di carcere (4 all?ex compagno di Vanna, Francesco Campana). Ancora quegli 80 nomi per dar conto, in una micidiale litanìa di risarcimenti da un minimo di 9 mila a un massimo di 191 mila euro, della condanna a rifondere in tutto oltre 2 milioni di euro di danni alle vittime, a volte persuase a pagare con la minaccia di «malocchio» e fantomatiche influenze sfavorevoli. Di nuovo quegli 80 nomi per apprendere che anche le loro spese legali sono a carico dei condannati, per un altro centinaio di migliaia di euro. Anche l?unica «buona» notizia passa da un?altra sfilza di nomi, l?altra trentina di persone che il Tribunale non ritiene invece truffate e per le quali assolve gli imputati. E persino le interdizioni, disposte come pene accessorie dal Tribunale, si moltiplicano in una raffica di preclusioni, la più bruciante delle quali diventa per le televenditrici il veto a esercitare l?attività commerciale di televendita per 5 anni. «Attendo di capire le ragioni, anche matematiche, per una pena così alta e spropositata», incassa il difensore Liborio Cataliotti, mentre prova comunque a spiegare alla cliente la differenza (10 anni invece di 12) rispetto alle richieste del pm. Ma lei, forse pensando al «mago» Do Nascimiento, 4 anni con rito abbreviato ma latitante in Brasile, sembra non apprezzarla: «10 anni? E cosa cambia?».
A reggere, infatti, è l?impostazione istruita dal pm Luca Villa e sostenuta, in 40 udienze di un processo durato 2 anni, dal più giovane collega Gaetano Ruta: non «truffe» isolate (come le 6 già punite con la condanna a 2,6 anni), ma una catena di montaggio di truffe costruita da un?«associazione per delinquere». E mentre le truffe si sarebbero prescritte presto con i termini previsti dalla legge ex Cirielli, è l?imputazione di associazione per delinquere a determinare la pena elevata e mettere al riparo il processo dalla prescrizione, calata invece sulla violazione dei provvedimenti del Garante per la concorrenza.
La sentenza è di primo grado, quindi le due donne (che fecero 2 mesi in carcere e 9 mesi ai domiciliari) per ora non rischiano di tornare in cella. Ma stabilisce provvisoriamente esecutivi i risarcimenti, sicché le parti civili (compresi Lega dei Consumatori, Movimento dei Consumatori e Codacons, 15mila euro a testa) presto potranno iniziare le procedure per pignorare il pignorabile. Su cosa? I soldi transitati a San Marino (stima: 10 miliardi di lire) non sono mai stati trovati, ma la sentenza dispone il mantenimento del sequestro sui pochi beni individuati: 5 case, un rudere di castello, e 540 mila euro su conti svizzeri. Poca cosa rispetto ai 64 miliardi di lire di movimento d?affari (da non confondere però con i profitti) che la GdF aveva calcolato nella contabilità parallela (e nascosta al fisco) tenuta da Campana nello stesso schedario che custodiva traccia di 305 mila contatti.
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