12 Aprile 2020

Vallo, i familiari dei deceduti «Controlli sul plesso di Polla»

IL FOCUS Pasquale Sorrentino Sono state trasferite ieri mattina al Da Procida le quattro ospiti della residenza per anziani «San Pio» di Padula Scalo. Dalla struttura valdianese le quattro donne risultate contagiate sono state portare in minibus prima al Ruggi d’ Aragona per una visita medica e poi al Da Procida di Salerno, come deciso di concerto dal sindaco di Padula Paolo Imparato e dall’ Asl. Inoltre il primo cittadino ha disposto la sanificazione della struttura dove vivono anche altri dieci ospiti risultati negativi, come l’ anziana ricoverata al «Luigi Curto» per un incidente domestico. Negativo anche il tampone su tre operatori della struttura. Per quanto riguarda il bilancio del Vallo di Diano: oltre 135 i positivi, 7 i guariti e 15 i decessi dovuti al Coronavirus. Quattro di questi erano pazienti del reparto di Fisiopatologia del «Curto», ricoverati tra fine febbraio e metà marzo. Alcuni familiari stanno cominciando a informarsi per acquisire le cartelle cliniche e chiedere spiegazioni, se il contagio possa essere avvenuto all’ interno della struttura ospedaliera. LA LETTERA Al «Curto» ha destato molta attenzione una lettera scritta da un’ infermiera dell’ ospedale di Polla nella quale ha raccontato la sua esperienza con il Coronavirus. L’ operatrice sanitaria dopo circa 20 giorni di isolamento domiciliare, a causa di evidente sintomi della malattia, è stata sottoposta a tampone, che è risultato negativo, è quindi ritornata a lavoro e sottoponendosi ad esami del sangue specifici scopre di aver avuto la malattia – stando a quanto scrive – che ormai è andata via grazie alla terapia assegnatale dal suo medico di base. «Iniziai ad avvertire una strana stanchezza, poi pian piano ebbi mal di testa, il giorno dopo dolore alle gambe e al bacino, poi la sera la febbre, la tosse e un dolore al torace. Decisi di chiamare la dottoressa e cominciare l’ isolamento fiduciario in attesa del tampone. Passarono i giorni e il tampone non arrivava; l’ unica certezza sono state le continue telefonate e i messaggi della dottoressa per chiedere i parametri, e assegnare la terapia. Pian piano ho cominciato a stare meglio ma il tampone nel frattempo deve essere scomparso. Dopo oltre 20 giorni sono venuti a fare il tampone anche se in fondo sapevo che non serviva, e infatti era negativo. Sono stata felice ma anche incerta, potevo tornare alla vita e al lavoro per dare una mano ma per stare tranquilla, con due figli piccoli, ho voluto essere sicura e con il prelievo del sangue ho scoperto di avere gli anticorpi della malattia, ho avuto il virus ma sono guarita. Ho voluto raccontare questa storia per dire che non bisogna sottovalutare i sintomi di Covid e per non far giudicare chi è positivo», ha concluso l’ infermiera di Sant’ Arsenio. L’ AGRICOLTURA Altro problema riguarda la piccola agricoltura nel Vallo di Diano. L’ agronomo Raffaele Cammardella ha chiesto al sindaco di Polla una eccezione per i movimenti per chi fa agricoltura individuale e non commerciale: «Sarà fondamentale dal punto di vista economico». Salvatore Gasparro, rappresentante del settore agricoltura Codacons Vallo di Diano, ha chiesto alla Regione un intervento per le coltivazioni non professionali. «Le attuali delibere consentono la coltivazione dei terreni da parte di professionisti ma con la crisi in atto sarà fondamentale anche l’ agricoltura individuale, per questo chiediamo che venga concessa la possibilità di spostamenti alle persone dalle proprie abitazioni verso i propri orti familiari e le aziende vivaistiche per l’ acquisto di sementi e piantine». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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