22 Settembre 2021

Vallo della Lucania, cinghiali predoni: raccolti a dura prova

VALLO DELLA LUCANIA – Assediano i paesi e le campagne con gli agricoltori sempre sul piede di guerra. Raggiungono le spiagge e si spingono sempre più vicino alle abitazioni. L’allarme cinghiali non è ancora rientrato e per Bartolomeo Lanzara , presidente del Codacons Cilento, «le misure prese dal Parco sono insufficienti per contrastare l’emergenza. È necessario coinvolgere le associazioni dei cacciatori e rivedere gli indennizzi », scrive Lanzara. Gli ungulati a spasso nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni sono ancora troppi. «Il problema cinghiali nell’area del Parco Nazionale spiega il presidente Codacons Cilento – è molto seria. Ormai i cinghiali sono così numerosi che si trovano nelle piazze dei paesi e nelle campagne dove si pratica l’agricoltura. Per questo è necessario intervenire tempestivamente nell’affrontare il problema. Quindi, occorrono interventi immediati e risarcimenti adeguati, certi e tempestivi agli agricoltori, sia per i danni diretti determinati dalla perdita di produzione, sia per quelli indiretti». La diffusione degli animali ha raggiunto dimensioni preoccupanti a cui si aggiungono i danni alle persone e alle strutture, con un aumento di incidenti stradali, anche gravi, e rischi sempre maggiori per la sicurezza dei cittadini. Solo poche settimane fa lungo la Bussentina, a Caselle in Pittari, si è verificato un incidente stradale mortale, in cui un’auto si è ribaltata per una brusca manovra per evitare l’attraversamento improvviso di un cinghiale.

«È urgente una nuova e adeguata politica di contenimento, – dice Lanzara – a partire dai piani di prelievo selettivi della fauna selvatica presente nell’area. Si rende quindi necessario il monitoraggio costante delle popolazioni di ungulati e lupi con metodologie innovative». Che i numerosi cinghiali presenti nel Parco del Cilento siano un problema, l’Ente lo sa. «Seguiamo un piano di contenimento del cinghiale approvato dall’Ispra, che prevede una serie di misure che stiamo attuando. spiega il direttore del Parco Romano Gregorio – Fino al 31 dicembre 2020 abbiamo abbattuto quasi 5mila capi di cinghiale con i selecontrollori. Stiamo implementando il numero dei selecontrollori partendo con il nuovo piano di formazione per immetterne altri 150, che si aggiungeranno ai 309 che stanno facendo abbattimenti selettivi. Sono in corso di completamento i centri di raccolta delle carcasse abbattute, perché l’operatore economico ‘Valcarni’ che abbiamo selezionato attraverso procedura pubblica le ritirerà per completare la filiera del cinghiale». Il direttore aggiunge: «I cinghiali non conoscono confini. Nelle aree fuori Parco o contigue l’abbattimento avviene solo quando la caccia è aperta, 2 mesi all’anno. Il Parco si è dato da fare. Gli indennizzi sono fissati dalla legge. Tra l’altro la Commissione Europea ha stabilito che se non ci sono meccanismi di prevenzione dei danni da parte dell’agricoltura, gli indennizzi non sono corrisposti. Gli agricoltori hanno ragione, perché l’indennizzo è poco rispetto al lavoro ma noi dobbiamo attenerci alle regole».

Marianna Vallone

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