15 Dicembre 2015

Valanga di esposti sotto accusa anche gli organi di vigilanza

Valanga di esposti sotto accusa anche gli organi di vigilanza

FRANCA SELVATICI E’ una valanga inarrestabile. La piccola procura di Arezzo dovrà fare uno sforzo straordinario per sostenere l’ impatto degli esposti dei clienti di Banca Etruria, detentori di azioni e obbligazioni subordinate, che hanno perduto tutto per effetto del decreto “salvabanche”. Federconsumatori e Codacons depositano oggi i loro esposti, nei quali hanno raccolto le grida di dolore dei risparmiatori. Secondo Codacons, che annuncia «una durissima denuncia», potrebbero essere ravvisabili, oltre alla truffa, anche i reati di false comunicazioni sociali, divulgazione di notizie riservate, violazione degli obblighi dei liquidatori e accettazione di retribuzione non dovuta. Codacons chiederà inoltre alla procura di Arezzo «di aprire una indagine anche nei confronti degli organi di vigilanza, per aver permesso il prorogarsi di una situazione grave e pericolosissima per i risparmiatori e gli azionisti ». Alcuni clienti, quando si sono rivolti alla banca per accendere un mutuo, hanno ricevuto la richiesta di comprare azioni. I magistrati dovranno chiarire se si trattava di richieste lecite. Adusbef ha già presentato un esposto che, avanzando l’ ipotesi di omessa vigilanza oltre a quelle di truffa e appropriazione indebita, verrà probabilmente trasmesso per competenza alla procura di Roma: gli organi di vigilanza, infatti, sono Banca d’ Italia e Consob. Peraltro, la procura di Arezzo lavora da tempo su Banca Etruria, commissariata il 10 febbraio. Imminente la richiesta di rinvio a giudizio per ostacolo alla vigilanza dell’ ex presidente Giuseppe Fornasari, dell’ ex direttore generale Luca Bronchi e del dirigente centrale David Canestri. Chiuse le indagini per una vicenda di false fatture contestate a Fornasari, al suo successore Lorenzo Rosi e a Bronchi. E’ in corso una terza inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Rossi, su una serie di pratiche di finanziamento che – secondo gli ispettori di Banca d’ Italia – sarebbero state votate in conflitto di interesse. Complessivamente sarebbero stati deliberati 185 milioni in affidamenti, di cui 140 erogati, a vantaggio di 18 ex amministratori, 15 consiglieri e 5 sindaci revisori: effetto di una incredibile norma del regolamento che fino al 2012 consentiva a uno qualunque dei 15 consiglieri di amministrazione di ottenere, con una semplice firma, fino a 20 milioni di affidamenti per sé, per le sue società e anche per gli amici. Gli ispettori di Bankitalia hanno rilevato che anche nel 2013 e 2014, quando i conti erano già gravemente in rosso, Banca Etruria ha speso 14 milioni per i compensi di consiglieri e sindaci e 15 milioni per consulenze. C’ è un’ altra vicenda, forse la più opaca, sulla quale mesi fa ha avviato un’ inchiesta per insider trading la procura di Roma. Il 20 gennaio 2015 Matteo Renzi ha illustrato la riforma che trasformava le Popolari con attivo superiore a 8 miliardi in società per azioni. Le indiscrezioni circolavano dai primi di gennaio. E in quelle settimane i titoli delle Popolari subirono anomali incrementi. Fra il 19 e il 23 gennaio tutti i titoli delle Popolari subirono balzi a due cifre. Più di tutti (+ 65%) quello di Banca Etruria. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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