24 Luglio 2021

VAFFAN-SCOOTER! – IN FRANCIA È PARTITA LA CROCIATA CONTRO LE MOTO D’ACQUA

 

Poco meno di due settimane fa, la paura nella frazione di San Leone, ad Agrigento, per l’incidente che ha visto coinvolti un uomo e la sua compagna, sbalzati in acqua dalla moto per le forti correnti. Nel 2018, la tragedia, al largo di Terracina, dove ben tre persone – un uomo, la compagna e la figlia – hanno perso la vita, per la caduta violenta dall’acquascooter.

Lo scorso agosto, un giovane rimasto in panne, nel tratto di mare di fronte a Focene, che, per onde e vento, stava rischiando di andare a sbattere contro gli scogli. Nel 2015, un sub investito da una moto d’acqua, in Costa Smeralda, mentre faceva snorkeling. Poi, tante altre storie, molte di semplice svago e divertimento, altre di disattenzione e pericoli, fino ad arrivare, in alcuni casi, al dramma.

«Le regole ci sono ma basta andare nelle spiagge, dal Nord al Sud del Paese, per vedere spesso moto d’acqua che sfrecciano a pochi metri dalla riva: è vietato ma, se non ci sono i controlli, chi guida fa come vuole. Non di rado, inoltre, si tratta di giovanissimi, che non conoscono le norme. Ciò porta al rischio che si verifichino incidenti in mare, anche, talvolta, con esito drammatico.

Quest’ anno, l’allarme è ancora più alto: tanti italiani non andranno all’estero, per timore della pandemia, e resteranno sulle nostre spiagge. Ciò contribuirà a far aumentare l’impiego degli acquascooter. È importante che le violazioni e le situazioni di pericolo siano segnalate subito alle forze dell’ordine», dice Stefano Zerbi, portavoce Codacons.
I TIMORI
I timori tra i bagnanti non sono da poco. C’è chi ha paura dello slalom fatto, per «gioco», tra windsurf e pedalò. E non solo in mare. L’estate scorsa, a un quarantaduenne altoatesino è stata comminata una multa di 3800 euro, per lo slalom tra le barche, sul lago di Garda.

E c’è pure chi teme di essere travolto mentre nuota. Specialmente sub. Nel barese, un uomo racconta di aver «rischiato di essere ferito, da un acquascooter vicinissimo, a meno di un metro, nonostante la boa che segnalava la presenza di un sub». Un altro, meno fortunato, è stato colpito e, a ricordo della giornata, porta la cicatrice di due punti di sutura. E così via. Il tema c’è e la stretta si fa sentire.

Il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, in Prefettura a Bari, una quindicina di giorni fa, ha stabilito che «una stretta sui controlli delle moto d’acqua sarà posta in essere dalla Capitaneria di Porto e dal Reparto Aeronavale della Guardia di Finanza». Lo scenario è simile in più località di mare.

La maggior parte degli incidenti, a giudicare dalla frequenza, dipende dall’improvvisazione di chi guida, non sempre capace di farlo – la patente nautica è indicata come obbligatoria – ma anche da distrazione, eccessiva velocità, distanze. «Guidare troppo velocemente o tentare brusche manovre sono tutte azioni che possono contribuire ad un incidente. Guidare una moto d’acqua mentre si è sotto l’influenza di alcol o droghe può anche contribuire ad un incidente riducendo l’attenzione del conducente e compromettendo il suo giudizio», specifica lo studio legale Stefano Gallo, a Roma, sul proprio sito, tra le indicazioni sugli incidenti in mare.

LE NORME Le norme in materia sono puntuali. I limiti di velocità, abitualmente, sono intorno ai venti chilometri orari, ancora più lentamente bisogna procedere in fase di partenza e approdo, usando esclusivamente i corridoi autorizzati. Si deve stare a debita distanza dai bagnanti, circa 500 metri dalla riva – 300 metri per le coste a picco – ma non a più di un miglio dalla costa. Obbligatori casco e giubbotto di salvataggio. «Fratture, lesioni vascolari, traumi toraco-addominali e lesioni alla testa, al collo e alla spina dorsale – sottolinea lo studio legale – sono tutti danni altamente probabili dopo un incidente con moto d’acqua».

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