15 Giugno 2021

Vaccino, clamoroso in Italia: “10mila euro a chi ha ricevuto AstraZeneca”, chi spera in un (ricchissimo) risarcimento

 

Una clamorosa iniziativa, dietro alla quale c’è lo zampino del Codacons, sempre in primissima fila quando c’è da sfruttare un caso mediatico. Di che si parla? Presto detto: l’associazione dei consumatori lancia una azione collettiva di risarcimento, chiedendo 10mila euro per ciascun under-60 che ha ricevuto come vaccino contro il coronavirus il siero AstraZeneca.
Un’iniziativa che arriva dopo la morte di Camilla Canepa, lo stop imposto dal Cts al siero AZ per gli under-60 e le nuove norme sul richiamo. Ed in questo clima confuso, con gli under-60 costretti al mix vaccinale che fino a pochi giorni fa era stato escluso, ecco piombare il Codacons. Che chiede soldoni.
A lanciare l’iniziativa è stato Marco Ramadori, avvocato e presidente dell’associazione che tutela i consumatori: “La nostra non è un’azione no-vax, anzi. Noi siamo a favore del piano vaccinale ma, così come la gente che ci contatta ogni giorno, vogliamo chiarezza e sicurezza in merito ai vaccini. C’è una incertezza totale, soprattutto a causa delle notizie e delle decisioni contraddittorie prese nelle ultime settimane dalle istituzioni”.
E ancora, Ramadori aggiunge: “Noi chiediamo chiarezza sul da farsi, ma in alternativa abbiamo lanciato questa iniziativa: scaricando il modulo dal nostro sito è possibile presentare la propria diffida, con gli eventuali risarcimenti che potrebbero arrivare fino a 10mila euro. La diffida può essere presentata anche in assenza di conseguenze fisiche legate alla vaccinazione, e per i potenziali rischi corsi sul fronte della salute”.
Infine, mister Codacons sottolinea: “Esiste una legge che prevede un indennizzo per chi subisce delle menomazioni o degli effetti collaterali permanenti in seguito alla vaccinazione ma chiederemo un risarcimento anche per tutte le persone che vivono nel timore di ammalarsi o di avere effetti negativi sulla propria salute. Un disagio che si unisce ai dubbi sulla necessità di ricevere la seconda dose di un vaccino differente”, conclude Marco Ramadori.

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