18 marzo 2018

Vaccini, se il Tar è «pro-vax» a Roma e «no-vax» a Brescia

ROMA Dopo la somatostatina del dottor Di Bella e la stamina di Vannoni, la salute torna sui tavoli dei Tar con un altro tema di stretta attualità: i vaccini. E ancora una volta le decisioni dei giudici amministrativi si dividono: in due pronunce quasi contemporanee, il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi del Codacons contro i nuovi obblighi vaccinali, ma quello della Lombardia (sezione di Brescia) ha riammesso all’ asilo nido un bambino di una famiglia che non li ha rispettati. I giudici amministrativi non sono medici, e ragionano in punta di diritto, ma finiscono per compiere scelte sanitarie. Di segno opposto. E così, nella sentenza depositata venerdì, i magistrati romani spiegano che i decreti con cui sono stati allargati gli obblighi vaccinali dei bambini sono «atti di natura politica, pacificamente sottratti alla giurisdizione del giudice amministrativo». Giurisdizione che però, per l’ ordinanza depositata a Brescia mercoledì scorso, evidentemente ritorna piena quando si tratta di valutare le ricadute pratiche di quegli atti politici. I giudici lombardi hanno infatti riammesso all’ asilo nido di Lovere, 5mila abitanti sul Lago d’ Iseo, un bambino che ne era stato escluso dal Comune perché la famiglia non aveva vaccinato il figlio, e non aveva nemmeno autocertificato entro il 10 marzo la richiesta di vaccinazione all’ Asl come previsto per il periodo transitorio regolato dal decreto Lorenzin. La famiglia, si legge nell’ ordinanza, aveva solo spedito una raccomandata all’ azienda sanitaria per chiedere «un colloquio inerente l’ obbligo vaccinale»: richiesta di “dibattito” che ovviamente non basta a rispettare la legge. Ma la chiusura delle porte dell’ asilo, prevista dalla stessa legge dopo la fine del periodo transitorio è uno di quei pregiudizi «di estrema gravità e urgenza» che secondo il codice del processo amministrativo permettono di sospendere le decisioni della Pa: riportando all’ asilo il bambino non vaccinato in attesa della decisione di merito, messa in calendario per aprile. I giudici amministrativi non sono medici, insomma: ma all’ atto pratico finiscono per diventare pro-vax a Roma e no-vax a Brescia. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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