15 giugno 2017

Vaccini obbligatori Ambulatori Ulss sepolti di chiamate

todescato: «non ci è stato comunicato nulla quanto alle date. è imbarazzante, non abbiamo indicazioni»
Domande e telefonate in continuazione. Da parte di genitori, dirigenti scolastici, responsabili di scuole materne, insegnanti. Vicenza in allerta per i vaccini. Ogni mattina uffici e ambulatori dei distretti ricevono decine di chiamate da papà e mamme, presidi, direttori, persone che, dopo l’ obbligo delle vaccinazioni per la frequenza scolastica introdotto dal decreto Lorenzin, temono di incappare in ritardi pericolosi per gli adempimenti che la nuova normativa impone senza possibilità di aggirare paletti rigorosi e sanzioni severe. Le richieste vengono poi trasmesse al Sisp, il Servizio igiene pubblica di via IV Novembre, e, in particolare, al dottor Andrea Todescato, che guida da anni le campagne di vaccinazioni, e che fa collettore di questi interrogativi dettati da un’ ansia generalizzata che coinvolge famiglie e scuole. Ma l’ Ulss, in questo momento, brancola nel buio. Non ci sono, o quasi, risposte per nessuno. È una situazione paradossale che sta mettendo in crisi genitori e scuole. Il decreto del ministro della salute ha fatto e continua a fare rumore. I cortei anti-vax in questi giorni hanno inondato le piazze di Roma e Merano. Gli slogan-contro di attivisti e comitati si sprecano: “Sulla pelle di mio figlio niente è obbligatorio” , “Giù le mani dai nostri figli”, “Libertà di scelta”, “Vaccinazioni singole”. In Emilia-Romagna una trentina di famiglie e il Codacons, contrari alla legge regionale sull’ obbligo, ricorrono al Tar anche se perdono il primo round. La Regione Veneto fa ricorso alla Consulta. Il governatore Zaia lancia strali verso Roma: «L’ obbligo è controproducente. La coercizione è sbagliata. La soluzione è il dialogo con mamme e famiglie». Il direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan discetta e polemizza con il presidente dell’ Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi. Oggi, però, il problema principale, al di là della grossa risonanza mediatica, è che non si sa ancora nulla di preciso sulle date di applicazione, non si sa cosa fare sul piano pratico. I tempi, da qui all’ inizio del prossimo anno sono stretti, e si teme che, diradata la nebbia, si debba correre per non restare spiazzati dalla legge. Il disorientamento è diffuso. E poco può dire anche Todescato. «La Regione non ci ha ancora dato indicazioni. Ma, indubbiamente, è presto. Il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale ed è entrato in vigore l’ 8 giugno. È passato troppo poco tempo. Bisognerà vedere se sarà convertito in legge, se il Parlamento, di fronte a tante posizioni contrarie, avrà la forza di sostenerlo o se il testo verrà modificato. È una situazione di imbarazzo e di disagio per genitori, scuole, servizi, e anche noi facciamo fatica a dare risposte». Todescato, che ogni anno è il regista di tutta l’ attività di vaccinazione a Vicenza e nei Comuni dell’ ex Ulss 6, non nasconde preoccupazione: «Le segnalazioni dalle sedi vaccinali sono tante. La gente continua a contattarci. Ma noi non possiamo pensare di gestire da soli una domanda non controllata e non programmata». Un primo passo concreto in controtendenza rispetto al decreto-Lorenzin Venezia, comunque, l’ ha già fatto. Per le comunità infantili da 0 a 6 anni – questa la disposizione – vanno confermate le modalità operative indicate nella delibera regionale di qualche mese fa. E a una prima cosa, di conseguenza, l’ Ulss 8 ha già provveduto: «Abbiamo chiesto alle scuole materne l’ elenco degli iscritti per l’ anno 2017-2018, per cui, quando la Regione ci avrà fatto avere il software specifico potremo fare in automatico una valutazione vaccinale precisa». Le altre scuole restano, invece, in stand by: «Prima di fornire qualsiasi indicazione dovremo confrontarci con la Regione. È la direzione della prevenzione che dovrà decidere come operare perché la risposta sia uniforme, organica e uniforme in tutto il Veneto». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
franco pepe