Vaccini, duello sul ricorso del Veneto
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- Avvenire
ROMA Fino al tardo pomeriggio di ieri, la Consulta pensava di decidere la causa entro sera. Poi, visto il protrarsi dell’ udienza pubblica – che avrebbe dovuto esaurirsi in mattinata, ma che in verità è stata riaggiornata nel pomeriggio per terminare verso le 18 – la decisione è stata rinviata a questa mattina. Nelle prossime ore si saprà dunque se il cosiddetto “decreto vaccini” è conforme alla nostra Carta costituzionale, oppure se – come ritiene Regione Veneto – abbia fatto un’ indebita invasione di campo nelle competenze dell’ ente locale. Il tema in certi ambienti è molto sentito, e a dimostrarlo, ieri, le diverse decine di persone che già un’ ora prima l’ inizio dell’ udienza pubblica assiepavano l’ ingresso del Palazzo della Consulta. Molti erano esponenti delle associazioni “no vax” (tra cui Codacons, Articolo 32 Associa- zione italiana per i diritti del malato e Amev, quest’ ultima formata da malati emotrasfusi e vaccinati), costituite in giudizio a sostegno del ricorso. Una presenza in giudizio, la loro, contestata vivamente dall’ avvocatura di Stato che ne ha chiesto l’ estromissione. La questione è tutta tecnica, ma ha risvolti pratici: secondo la giurisprudenza costante della Corte, abilitati a perorare la causa d’ incostituzionalità in un procedimento attivato da altri sono tutti i soggetti portatori di un interesse diretto da far valere in quel giudizio. Una circostanza qui inesistente, per la difesa tecnica del Governo: «Stiamo discutendo di un’ eventuale violazione delle competenze regionali da parte dello Stato – ha sottolineato l’ avvocato Enrico De Giovanni -, e in questa vicenda le associazioni non c’ entrano nulla ». Un’ eventuale loro uscita dal giudizio, dunque, sembrerebbe riportare la questione così com’ è veramente: non tanto, dunque, un’ analisi nel merito dell’ opportunità di esigere o meno quella piuttosto che quell’ altra vaccinazione, bensì, a monte, l’ esistenza o meno del potere statale di legiferare in materia. Nel dettaglio è poi sceso un altro avvocato dello Stato, Leonello Mariani, che – tra le varie tematiche dell’ arringa – ha sottolineato la differenza tra sanità e salute, ricordando che se la disciplina della prima spetta effettivamente a Stato e Regione insieme, la seconda è appannaggio del Governo centrale. E un decreto che uniformi i vaccini obbligatori su tutto il territorio nazionale, questa la tesi a sostegno della norma, incide sulla salute pubblica, prima ancora che sulla sanità. Se dunque i giudici della Consulta sposassero questa linea, cadrebbero tutte le censure del Veneto sull’ obbligatorietà dei vaccini, sulla facoltà del ministro della Salute di sospenderli in seguito a eventuali controindicazioni e sulle conseguenze scolastiche del mancato rispetto dell’ obbligo governativo. Sempre ieri, tra l’ altro, Regione Veneto avrebbe dovuto discutere in Consulta altre due cause, tra loro connesse. Ma la Giunta guidata da Luca Zaia, pochissimi giorni fa, ha deciso di rinunciarvi. Morale: il Consiglio dei ministri non ha avuto il tempo tecnico di procedere alla formale accettazione della rinuncia, e il presidente della Corte, Paolo Grossi, non ha potuto far altro che rinviare la caducazione formale della causa a una prossima udienza. Ma senza risparmiare alla Regione una bella tirata d’ orecchie. RIPRODUZIONE RISERVATA
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