Vaccini, copertura ok ma sulla legge prosegue lo scontro
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fonte:
- Quotidiano di Puglia
Sull’ attuazione della legge sull’ obbligo vaccinale è ancora scontro politico in Puglia. Nonostante la regione, come confermano anche in dati resi noti dall’ Osservatorio nazionale della Sanità, sia tra quelle che ha fatto registrare il più alto numero di coperture. Ad un mese dall’ inizio dell’ anno scolastico, infatti, l’ 87,39% dei bambini pugliesi da 0 a 6 anni è stato vaccinato, nel rispetto della nuova legge che obbliga a farlo pena l’ esclusione dagli asili. In sostanza, oltre 60mila bimbi (60.900 per la precisione) sono già in regola e, soprattutto, sono protetti da malattie come varicella e rosolia, per citarne solo due. Il limite minimo di copertura stabilito dal ministero della Salute non è molto lontano: secondo gli esperti bisogna raggiungere almeno il 92% per poter scongiurare ogni ipotesi di focolai estesi. All’ appello manca ancora un 12.61%, cioè circa 9mila bambini che vengono definiti “irregolari”. E mentre il Codacons lancia anche in Puglia il ricorso collettivo contro il decreto Lorenzin sulle vaccinazioni, al quale è possibile aderire fino al prossimo 30 ottobre, prosegue il confronto anche in sede di commissione regionale. Da una parte c’ è chi, come il consigliere Pd, Fabiano Amati, chiede alle Asl di essere intransigenti verso chi non vaccina i propri figli, in linea con quanto stabilisce la legge nazionale; e dall’ altra chi, come il Movimento 5Stelle, chiede alle aziende sanitarie maggiore impegno nell’ informazione anziché nell’ infliggere sanzioni. «Ci auguriamo – dicono i pentastellati – che le Asl prediligano un approccio che miri sempre più ad informare sull’ importanza delle vaccinazioni piuttosto che sanzionare». Durante le recenti audizioni in III commissione dei direttori generali è emerso che gli ambulatori vaccinali, negli ultimi tre mesi, si sono trova ti a dover fare fronte a carichi di lavoro maggiori e che sono andati in difficoltà perché non pronti, sia da un punto di vista degli organici che della vetustà e inadeguatezza delle strutture. Altre criticità evidenziate dai manager delle Asl riguardano la necessità di raccordare meglio il sistema informativo “Giava” con le scuole e le farmacie, mentre la carenza di personale non fa riferimento solo al personale medico e paramedico, ma anche a quello amministrativo. «Nel corso dell’ audizione delle direzioni generali delle Asl – proseguono i consiglieri del M5S – sono emerse alcune profonde storture di un decreto, su una materia delicatissima, che è stato scritto e attuato in fretta e furia costrin gendo le famiglie e le nostre aziende sanitarie, già oberate di lavoro ordinario anche a causa delle assenze di personale, a fare i salti mortali. Al momento si è cercato di tamponare con l’ autocertificazione, con le prenotazioni rilasciate dalle Asl e con gli attestati di vaccinazione rilasciati direttamente dalle farmacie ma il rischio è che il problema sia solo rimandato a dopo il 10 marzo. E’ evidente dunque che, purtroppo, provvedimenti pensati talmente in fretta rischino di avere delle falle: rispondendo infatti al consigliere Amati che chiedeva alle Asl di adottare la “linea dura” contro quelle famiglie che non erano ancora riuscite, per qualsiasi ragione, ad assolvere all’ obbligo vaccinale, i direttori hanno fatto presente come la priorità debba essere tentare di recuperare queste famiglie, magari attraverso una corretta informazione». Il segretario regionale del Pd, Marco Lacarra, invece ritiene “soddisfacente” il confronto avvenuto in III commissione. «Abbiamo potuto capire – spiega – quali possono essere i disagi nel complesso sistema di somministrazione. Questo è importante non solo relativamente a quanto accaduto fino a oggi, ma anche in prospettiva del miglioramento dell’ organizzazione del servizio per i prossimi anni. In prospettiva futura si potrà intervenire sia attraverso l’ adeguamento dei nostri distretti, sia di quello del personale (oggi insufficiente) e dei servizi».
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