16 Agosto 2017

Vacanze in montagna? Se soffri l’altitudine, ecco le precauzioni

Non tutti sono alpinisti. La montagna è frequentata anche dai non esperti che amano godersi escursioni appaganti, spesso beneficiando degli impianti di risalita che consentono ai meno allenati di raggiungere quote elevate e panorami mozzafiato. Molto facilmente. Un’ accessibilità che richiede però la conoscenza delle precauzioni da prendere, anche relative alla salute. Secondo il Codacons, il mare continua a fare la parte del leone e, dei 33milioni di italiani che si concederanno una vacanza quest’ estate, la montagna verrà scelta solo da uno su tre. Ma sono almeno 100 milioni i turisti che ogni anno si spingono oltre i 2500 metri nelle sole Alpi. Con l’ aumento dell’ altitudine, infatti, la pressione atmosferica diminuisce mentre la percentuale di O2 nell’ aria rimane costante; la pressione parziale di O2 a quota 5800 m. è la metà di quella che c’ è a livello del mare. Le risposte dei sistemi cardiaco, respiratorio e anche ematopoietico sono immediate. E non occorre raggiungere i 2500 metri perché aumentino la pressione arteriosa, la frequenza del respiro, la frequenza cardiaca e la massa eritroide: tutti tentativi di compensazione per riportare un’ adeguata ossigenazione ai tessuti periferici. Il disturbo da mal di montagna (noto anche come malattia da altitudine) è una condizione caratterizzata da leggeri giramenti di testa, difficoltà nella respirazione, nausea o vomito, mal di testa e stanchezza generale. Lo sviluppo del mal di montagna acuto dipende da molti fattori, come la velocità di salita, la quota massima raggiunta e l’ altitudine in cui si dorme o si ha il campo base. Qualche escursionista può soffrirne anche a 2000 metri; ma, a 3000 metri di quota, colpisce in media il 40% degli alpinisti. Salendo ancora, si corrono altri rischi: l’ edema polmonare da alta quota, che causa dispnea e ipossiemia gravi e che compare in caso di ascese molto rapide senza alcun acclimatazione, e l’ edema cerebrale da alta quota. Queste condizioni possono potenzialmente mettere a rischio la vita dell’ alpinista, richiedono di arrestare immediatamente la salita e scendere di quota. Per evitare la comparsa del mal di montagna bisogna salire a velocità costante, non compiere sforzi eccessivi i primi giorni, acclimatarsi, idratarsi molto ma non bere alcolici. Chi soffre di problemi polmonari, cardiaci e neurologici o soffre di pressione alta deve consultarsi con il proprio medico prima di intraprendere un’ ascesa. Vivere o risiedere per un po’ in alta quota apporta però anche dei benefici per l’ organismo. Uno studio del Dipartimento di medicina preventiva e salute pubblica dell’ Università di Navarra in Spagna, mostra che chi vive più in alto di 456 metri sul livello del mare ha un rischio del 13% inferiore di sviluppare sovrappeso o obesità rispetto a risiede a quote inferiori a 124 metri. Ciò sarebbe dovuto alla diminuzione della concentrazione di ossigeno nell’ aria che metterebbe in moto nell’ organismo dei meccanismi compensatori come la secrezione di leptina e di altri ormoni coinvolti nel controllo dell’ appetito e del metabolismo.

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