1 Novembre 2015

Usura, imprenditore «vessato» contro banca

Usura, imprenditore «vessato» contro banca

Un imprenditore catanese, che nell’ ambito della sua attività aveva stipulato due contratti di apertura di credito in conto corrente con la filiale di un istituto di credito di carattere nazionale, presente con sportelli a Ragusa, sarebbe stato «vessato da insistenti ed esorbitanti richieste di pagamento da parte della banca». Il periodo in questione è quello che va dal 2001 al 2006. Per tale motivo l’ imprenditore ha deciso di rivolgersi al Codacons, che ha presentato in questi giorni alla Procura della Repubblica di Ragusa, una denuncia ipotizzando le accuse di usura, estorsione ed appropriazione indebita nei confronti dell’ istituto di credito. A rendere nota la vicenda è il segretario nazionale del Codacons. «Purtroppo – dice Francesco Tanasi – si tratta di una pratica diffusa fra gli istituti di credito, che tendono ad addebitare somme illegittime ai propri correntisti, per poi pretenderne il pagamento con l’ avvio di azioni esecutive sui beni di questi ultimi. È evidente che in un contesto del genere le banche, anziché essere un volano per l’ economia, ne costituiscono il freno, perdendo l’ alta funzione sociale che dovrebbe essere loro propria». L’ associazione afferma che l’ imprenditore ha deciso di commissionare una perizia econometrica sui rapporti di conto corrente bancario per quantificare il costo effettivo dei finanziamenti che «ha evidenziato in entrambi i conti il macroscopico, reiterato e continuo esubero deltas so soglia antiusura», pubblicato trimestralmente dalla Banca d’ Italia. L’ associazione rileva anche che l’ utente ha contestato formalmente le intimazioni di pagamento della banca e contestualmente l’ ha diffidata alla restituzione delle somme indebitamente percepite. «Ciononostante- scrive il Codacons – la banca ha insistito nelle intimazioni di pagamento e segnalato la posizione dell’ utente “a sofferenza alla Centrale dei Rischi” della Banca d’ Italia». L’ imprenditore è assistito dall’ avvocato Carmelo Sardella, dirigente dell’ Ufficio legale regionale del Codacons. «L’ illegittima segnalazione a sofferenza presso la Centrale rischi- dice il difensore dell’ imprenditore catanese – di fatto ha paralizzato l’ accesso al credito dell’ imprenditore ed ha determinato ad “effetto cascatà” di richieste di rientro da parte di tutti gli altri istituti con cui collaborava e la conseguente crisi e successiva chiusura dell’ impresa. La dolosa consapevolezza della banca si ricava dall’ avere superato in numerosi trimestri i tassi -soglia con l’ applicazione di interessi elevati, commissioni, remunerazione e spese rilevanti».
 
 

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